Conti, i richiami Ue spengono l'effetto ripresa

Conti, i richiami Ue spengono l'effetto ripresa
15 Novembre Nov 2017 7 giorni fa

L'Europa ci chiede maggiori impegni sul tema deficit. Ma la decisione slitta a primavera

Roma - Gli italiani dovranno confidare nel solito stellone (sperando che sia più benevolo rispetto alla partita contro la Svezia) se vorranno evitare il solito incremento delle tasse da manovra correttiva nella prossima primavera. La Commissione Ue, infatti, invierà la prossima settimana una lettera al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, chiedendo chiarimenti ulteriori sulla bozza della legge di Bilancio 2018 e, soprattutto, una precisa assunzione di impegni. Rispetto alla precedente missiva recapitata a ottobre, questa volta lo scostamento misurato da Bruxelles rispetto agli obiettivi di riduzione del deficit sarebbe dello 0,2% del Pil e non dello 0,1. In soldoni si tratta di 3,5 miliardi di euro circa anziché 1,7. Il giudizio definitivo, tuttavia, sarà emesso nel prossimo maggio quando saranno più chiari sia i dati definitivi sui conti pubblici quanto l'effetto a regime della manovra finanziaria.

La parte spiacevole, però, è rappresentata dall'attacco del vicepresidente della Commissione Ue, il «falco» finlandese Jyrki Katainen. «La situazione in Italia non sta migliorando», ha dichiarato aggiungendo che «le previsioni economiche mostrano chiaramente che c'è una deviazione dagli obiettivi di medio termine per quanto riguarda il saldo netto strutturale». Le decisioni saranno assunte la prossima settimana ma, ha rimarcato, «dobbiamo essere onesti e far sapere ai nostri cittadini qual è la situazione» in particolare «nei Paesi in cui ci saranno elezioni». Insomma, l'esecutivo Ue non intende pregiudicare la campagna elettorale, ma ciò non esclude che a primavera arrivi la mazzata.

C'è da temere per le nostre tasche? Al momento, l'unica certezza è che non si possono dormire sonni tranquilli anche se uno spiraglio di luce proviene dai conti nazionali. La stima del Pil nel terzo trimestre, pubblicata ieri dall'Istat, ha evidenziato una crescita dello 0,5% su base trimestrale e dell'1,8% su base annua. Se negli ultimi tre mesi dell'anno la crescita fosse zero, il Pil 2017 aumenterebbe comunque dell'1,5% rispetto all'anno scorso, cioè lo stesso livello previsto dal governo (che però usa i dati grezzi e non quelli destagionalizzati come invece fa l'Istat). Gli analisti ora stimano una crescita annua dell'1,6% che, tuttavia, non basterebbe a evitare la tagliola di Bruxelles.

Dalle previsioni Ue, infatti, risulta che il bilancio in termini strutturali dell'Italia peggiorerà nel 2017 di 0,4 punti di Pil passando da 1,7% nel 2016 al 2,1% calando solo lievemente al 2% nel 2018 e risalendo al 2,4% l'anno successivo. Tutto questo a fronte di un rapporto debito/Pil sempre in area 130 per cento. Ecco perché l'Italia deve sperare in un miracolo per evitare la fastidiosa manovrina (il cui leitmotiv sarebbe il solito aumento della tassazione sulle sigarette e sui giochi). E di miracolo, appunto, si tratterebbe perché la produzione industriale ha segnato una leggera frenata, mentre dall'anno prossimo il calo degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce porterà con sé un implicito rialzo dei tassi.

«Eravamo fino a tre anni fa in una situazione drammatica con il Pil a -2%, abbiamo riportato il paese a un Pil positivo e nel 2018 raggiungeremo la Germania», ha dichiarato con il solito entusiasmo il leader Pd, Matteo Renzi. «L'ultimo atto del governo Gentiloni si chiude come peggio non si potrebbe», ha commentato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, rilevando come «l'eredità di tale scempio la dovranno pagare come sempre gli italiani». E non si tratta solo di una metafora.

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