Finto fotografo adescava ragazzini sui social

15 Novembre Nov 2017 7 giorni fa

Un 58enne offriva book di scatti e poi abusava degli adolescenti. Ricompense da 10 a 100 euro

Adescava ragazzini on line, tutti maschi fra i 13 e i 17 anni, proponendo loro di realizzare un book fotografico. Poi passava alle pretese sessuali, offrendo in cambio dei rapporti una ricompensa. Dai 10 ai 100 euro, ricariche telefoniche, anche un motorino. Dopo mesi di indagini i carabinieri hanno arrestato Marco Saporiti, 58 anni, tecnico informatico che si spacciava per fotografo. È accusato di adescamento di minorenni, prostituzione minorile, atti sessuali con minorenni e violenza sessuale.

Le vittime accertate finora sono otto, si tratta di adolescenti con famiglie problematiche o con difficoltà economiche. Secondo gli inquirenti però, la lista dei ragazzini abusati potrebbe essere più lunga. L'uomo infatti ha precedenti penali per episodi dello stesso tipo e processi in corso in altre città. Abita in zona Barona. Il terreno di caccia di Saporiti erano i social. L'uomo aveva diversi profili Facebook e Instagram, si presentava con il proprio nome come reporter, in un caso anche sotto le spoglie di un coetaneo dei giovani presi di mira. Le pagine sul web erano piene di fotografie per presentare il suo lavoro. Immagini di ragazzi molto giovani, con vestiti alla moda, dall'aria patinata e spesso ammiccante. Non mancano i nudi e le pose allusive.

Dopo aver realizzato i servizi fotografici, quasi sempre in un parco, il 58enne aveva rapporti sessuali a pagamento con gli adolescenti. Le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Porta Magenta sono partite a fine marzo dalle segnalazioni di alcuni genitori. Avevano notato che i figli chattavano continuamente con un presunto fotografo. Nei giorni scorsi è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere all'uomo. Le intercettazioni telefoniche e ambientali e l'analisi delle chat hanno dimostrato che Saporiti trascorreva tutto il tempo libero davanti al computer per adescare ragazzi. Sceglieva le proprie vittime con cura, dovevano essere di bell'aspetto e dovevano avere bisogno di denaro. Con il profilo da finto adolescente, «Marco Scout», invitava i giovani a posare per le foto, alludendo a ricompense in caso di rapporti sessuali. C'era un vero tariffario che prevedeva compensi diversi a seconda del tipo di prestazione. L'adescatore e le vittime si incontravano alle fermate della metro di Abbiategrasso e Famagosta, poi andavano nel parco vicino a piazza Abbiategrasso oppure in quello accanto al campo nomadi di via Chiesa Rossa.

CBas

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