Il campus all'americana con 1.200 studenti per la ricerca del futuro

Il campus all'americana con 1.200 studenti  per la ricerca del futuro
15 Novembre Nov 2017 7 giorni fa

Inaugurato da Mattarella il polo di Rozzano. 25mila metri e cento milioni di investimenti

C'è un pezzo d'America alle porte di Milano. È il campus universitario dell'ospedale Humanitas, che sta sorgendo fra Rozzano e Pieve Emanuele, inaugurato ieri davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La cerimonia ha anche aperto un nuovo anno accademico e festeggiato i primi vent'anni di una facoltà di medicina che accoglie studenti da 31 paesi. Del modello americano questo polo ha un po' tutto, a partire dalla concezione moderna dell'università: spazio fisico aperto e immerso nel verde, ma anche luogo di formazione e ricerca, ancorata al sapere pratico. La nuova Humanitas University (nome ufficiale in inglese, non a caso), a vederla sembra l'accademia ideale del futuro: tre cubi chiari e ben disegnati (progettati da un giovane architetto italiano, Filippo Taidelli) appoggiati su colline di prato inglese. In tutto 25mila metri quadri, destinati a espandersi per accogliere oltre mille futuri medici o sanitari. Ma dietro una bella struttura, con la sua residenza e 240 posti letto, c'è l'idea di essere al pari con i competitor internazionali nel campo delle «scienze della vita». Un settore in cui, come ha ricordato il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, «si concentreranno nei prossimi anni i maggiori flussi di investimento». Americana è anche l'idea che sia un filantropo a dare linfa al progetto: qui è successo, con i 20 milioni di euro (dei 100 totali di investimento) lasciati dal manager Marco Luzzato, cui è dedicato il Simulation Lab, spazio tecnologico fra i più grandi d'Europa. Lo spirito dei luoghi sembra dire che, un po' come negli Usa, per far circolare meglio le idee servono meno gerarchie e più incontri: nei laboratori, infatti, dovranno lavorare - e già lo fanno - insieme tutti: studenti, ricercatori e professori.

«Investire in università, significa più autonomia e meno vincoli. Ma anche la possibilità per le strutture private di concorrere senza preclusioni ai fondi ministeriali, in base a criteri di merito. Sono poi auspicabili una certa flessibilità legislativa e test selettivi parametrati a livello internazionale». Un discorso, quello del rettore Marco Montorsi, che è anche un manifesto, almeno in questo suo passaggio «politico», di uno «svecchiamento» rispetto agli steccati e ai «livellamenti» di cui l'Accademia italiana ha sempre sofferto. La realizzazione di un «sogno» per la città, è invece lo slancio del presidente Gianfelice Rocca: «Per avere aree metropolitane vive e policentriche».

Il risultato è nuovo «quartiere della Salute» dove «ricerca» è la parola più ricorrente: soprattutto quella che inventa nuove strategie contro il cancro. Ci lavorano ogni giorno in almeno in 400; con un particolare: un terzo dei contratti degli specializzandi sono finanziati da privati.

L'inaugurazione è stata anche l'occasione per il sindaco Giuseppe Sala e il governatore Roberto Maroni, di un ultimo spot a Milano prima del verdetto sull'assegnazione di Ema, in programma per lunedì. «Siamo vicini alla meta. Speriamo di tagliare il traguardo», ha detto Maroni, mentre ha ribadito il mantra del quartetto perfetto per il «polo d'eccellenza europeo della Life Science»: Humanitas a Rozzano, Human Technopole nell'area Expo, Città della Salute a Sesto e Agenzia del Farmaco al Pirellone. Un «confidiamo in un successo pieno» è venuto anche dal presidente Mattarella, che ha definito «indifferibile» l'investimento in ricerca. Maria Elena Boschi si è invece rivolta agli studenti di medicina di cui ha invocato il «coraggio». Appello raccolto da una giovane di origini pakistane: «Voglio studiare per curare le donne vittime di violenza».

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