Terrorismo, 48 espulsi fra Milano e Lombardia. Il record delle jihadiste

Terrorismo, 48 espulsi fra Milano e Lombardia. Il record delle jihadiste
15 Novembre Nov 2017 7 giorni fa

La aspirante kamikaze egiziana di 22 anni è solo l'ultimo caso di una lista che fa paura

Sette gennaio 2015. Sono passate solo poche ore da quando a Parigi, al grido di Allahu Akbvar, i fratelli Kouachi hanno falcidiato a colpi di kalashnikov la redazione di «Charlie Hebdo». Su Skype ci sono due donne che hanno giurato fedeltà all'Isis e stanno festeggiando: Maria Giulia «Fatima» Sergio, allora 27enne, originaria di Torre Del Greco (Napoli), residente a Inzago (Milano) ma attualmente in Siria dopo essersi convertita all'Islam più radicale e Bushra Haik, 30 anni, di origini siriane ma con passaporto canadese, trasferitasi dall'Italia (Bologna) a Riad in Arabia Saudita e che con la sua opera di proselitismo e reclutamento ha coinvolto oltre a Maria Giulia anche la sorella maggiore Marianna, pure lei 30 anni.

La vicenda delle due sorelle e dell'intera famiglia Sergio (compresa la madre Assunta Buonfiglio, la sessantenne che andava in giro coperta dai veli che si cuciva da sola, ma di nascosto dalle figlie conservava nel cassetto le medagliette del battesimo e della cresima) è arcinota: per Fatima, tuttora ricercata, è stata condannata in contumacia dall'autorità giudiziaria per terrorismo internazionale; per Marianna, invece, lo scorso 21 febbraio la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato la condanna a cinque anni e 4 mesi perché, come scrivono i giudici nelle loro motivazioni, ha manifestato «una condivisione ideologica del progetto del progetto dei terroristi islamici e una visione apologetica di coloro che per troncare la vita altrui - e non solo di militari antagonisti, ma anche di estranei, donne e bambini inermi, hanno sacrificato anche la propria». La Haik, invece, è ancora latitante.

Donne. Magari non veri e propri «geni del male» come Ibrahim Bledar, l'albanese, già aspirante imam di Pozzo d'Adda (Milano), espulso a 25 anni il 3 marzo dell'anno scorso dal Ros di Milano e distintosi per attività di proselitismo anche nei confronti del pakistano di Vaprio d'Adda Farooq Aftab, rispedito a Islamabad nell'estate 2016 deciso com'era, tra l'altro, a mettere un ordigno all'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). Comunque femmine carismatiche, «soldatesse» ideali per essere reclutate dal Califfato decise come sono, contro tutto e tutti, all'egira, cioè a trasferirsi, rompendo i vincoli religiosi e della tradizione, nelle terre islamiche, esattamente come fecero i primi devoti musulmani e Maometto lasciando la natia Mecca alla volta di Yathrib.

Tra le 48 persone espulse finora in Lombardia per reati legati al terrorismo islamico di matrice radicale - di cui 21 solo tra Milano e provincia (un decimo del totale degli espulsi su tutto il territorio italiano, 215) - ora è la volta di Fatma Ashraf Shawky Fahmy. Nata il 3 giugno del 1995 a Giza in Egitto, la 22enne è stata espulsa dall'Italia il 22 luglio scorso su decisione del ministero dell'Interno grazie alle indagini della Digos di Milano. Residente in via Costantino Baroni, al Gratosoglio, insieme ai genitori e a tre fratelli minori, si era avvicinata all'estremismo negli ultimi quattro anni ed era in contatto con un membro dell'Isis, non meglio identificato, che risponde al nome di Abdallah Hasanyan Al-Najjar, al quale aveva chiesto di organizzare per lei un viaggio nelle terre di conflitto attraverso la Turchia. Dai loro colloqui si intuisce però che, nonostante frequentasse la moschea di viale Jenner e fosse quindi piuttosto informata, Fatma non considerava, probabilmente, che già da un po' il flusso dei foreign fighters era già intralciato e che lo «Stato islamico» stava perdendo terreno. E allora, non riuscendo ad «arruolarsi», la ragazza ha cambiato prospettiva. «Posso fare qualcosa qui. Posso entrare in azione a Milano». E ancora: «Mi sento pronta». Frasi dalle quali emerge, secondo gli investigatori della Digos, che la ragazza era disposta a un'azione kamikaze. Anche stavolta però, sui canali Telegram, la risposta dell'uomo dell'Isis è stata negativa: «Potrai fare qualcosa soltanto quando avrai la nostra autorizzazione».

Prima di lei e di Maria Giulia c'erano state figure più «silenziose». Ad esempio Alice «Aisha» Brignoli, 39 anni, fuggita da Bulciago (Lecco) insieme al marito e a tre figli piccoli nel 2015.

Sempre dal Lecchese, ma stavolta da Barzago e un anno prima, nel 2014, era sparita Valbona Berisha, originaria dell'Albania, andatasene con il figlioletto terzogenito che non aveva esitato a mettere «a disposizione» degli eserciti dell'Isis affinché fosse arruolato. Nonostante i suoi sei anni.

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