L'isola disabitata da dove hanno confermato l'esplosione del San Juan

L'isola disabitata da dove hanno confermato l'esplosione del San Juan
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25 Novembre Nov 2017 25 novembre 2017

L'anomalia idro-acustica con cui l'Armada argentina ha confermato l'esplosione a bordo del San Juan è stata captata dall'isola di Possession. La base sull'isola francese fa parte, insieme ad altre 11 stazioni, del sistema per controllare le esplosioni nucleari negli oceani

Quello che tutti temevano è presto diventato realtà: il sottomarino argentino ARA San Juan si è inabissato nell’oceano Atlantico a seguito di un’esplosione. Questo è quanto si evince dalle dichiarazioni del portavoce dell’Armada Argentina, Enrique Balbi, che ha parlato in conferenza stampa di un rumore “anomalo, singolare, corto, violento e non nucleare consistente in un’esplosione”. Da questa frase, la ricerca del sottomarino disperso si è trasformata nella ricerca del relitto, con la conseguenza che adesso l’Armada piange i 44 membri dell’equipaggio e le famiglie pretendono giustizia, per quanto possa essere utile, e soprattutto i resti dei propri caduti. Ma quello che è interessante, a prescindere dalla tragedia umana, è il percorso di questa notizia del segnale captato nei fondali oceanici. Con il filo conduttore, segnalato dallo stesso Balbi, che è un personaggio molto particolare della diplomazia argentina: Rafael Grossi. Grossi, ambasciatore argentino a Vienna, è non solo un diplomatico, ma un esperto nucleare, che ha partecipato attivamente alla ricerca del San Juan e che si è prodigato attraverso la “Organizzazione a sostegno del trattato di bando complessivo dei test nucleari” (CTBTO in inglese) per comprendere se vi fossero stati segnali idroacustici compatibili con un’esplosione.

Grossi è stato il primo a considerare l’ipotesi di un’esplosione, e il primo a considerare imprescindibile l’utilizzo dei sistemi si sorveglianza dei mari adottati dalle organizzazioni internazionali per capire cosa fosse accaduto al sottomarino argentino. I dati, poi confermati dagli Stati Uniti, sono arrivati a Vienna, ed hanno provato l'ipotesi del diplomatico argentino. L’esplosione c’era stata e quell’anomalia idroacustica altro non poteva essere che un’esplosione.

Il quotidiano spagnolo El Confidencial è riuscito anche a comprendere esattamente il percorso di questa informazione. Perché prima di passare per gli Stati Unti e poi giungere a Vienna, il segnale è stato captato dalla stazione di una piccola isola disabitata dell’oceano Atlantico: Île de la Possession. Questa piccola isola dell’arcipelago delle Crozet fa parte delle Terre australi ed antartiche francesi ed è dunque territorio d’oltremare della Francia. Si trova nell’oceano Indiano, e la sua base (HA04) fa parte di un sistema di monitoraggio delle esplosione sottomarine. Su quest'isola sono distribuiti sei idrofoni, tre all’estremità nord e tre all’estremità meridionale dell'isola, i quali trasmettono tutti i dati sui suoni marini attraverso cavi di circa 50 chilometri ad una struttura ricevente, anch'essa situata nell’isola. Da qui, i dati vengono inviati alla sede del CTBTO a Vienna. Questi idrofoni sono in grado di catturare suoni a bassa frequenza che si verificano sotto la superficie dell'acqua a seguito, tra le altre cose, di un test nucleare, poiché questo suono viene propagato attraverso l'acqua. In tutto il mondo ci sono 11 stazioni costruite per controllare i suoni che si propagano negli oceani. Oltre alla stazione di Possession, un’altra stazione, questa situata sull'isola di Ascensione, aveva rivelato lo stesso suono. Ascensione si trova nel mezzo dell'Atlantico, tra le coste del Brasile e del Gabon, e appartiene ai territori d'oltremare del Regno Unito. Ospita la base HA10, una delle stazioni idroacustiche del monitoraggio internazionale del sistema CTBTO ma è soprattutto nota per ospitare un aeroporto militare utilizzato dalla Royal Air Force e dall’aviazione americana.

Come riporta il sito internet del CTBTO, le due stazioni hanno rilevato “un segnale di un evento impulsivo sottomarino" alle 13:51 GMT del 15 novembre” in una località le cui coordinate sono molto vicine a quelle da dove si ebbe l’ultima comunicazione radio del sottomarino San Juan. Le stazioni hanno escluso, per ora categoricamente, che si sia trattata di un’esplosione indotta da un attacco. Perché c’è stata anche questa ipotesi, per alcuni momenti. La curva delle onde acustiche registrate confermerebbe l’esplosione accidentale e non sono state individuate altre imbarcazioni nell’area che possano far presumere anche un incidente. Ipotesi scartata subito anche dalle Forze Armate argentine. La ricerca continua, con la flebile (ormai quasi nulla) speranza che vi siano ancora dei superstiti in qualche compartimento del sottomarino rimasto intatto dall’esplosione e che ora potrebbe giacere negli abissi dell’oceano. E mentre la ricerca continua, con un coinvolgimento internazionale sempre più ampio, la giustizia argentina inizia la difficile indagine per comprendere cosa sia accaduto e se ci siano stati errori e negligenze nella catena di comando. La copertura del segreto di Stato su molti dati, come ha sostenuto il magistrato che si occupa dell’indagine, non aiuterà certamente a fare chiarezza.

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