L'Opec convince Mosca Ma sui tagli partita aperta

1 Dicembre Dic 2017 01 dicembre 2017

L'accordo sul petrolio potrà essere rivisto già a giugno. I russi temono lo shale oil americano

Rodolfo Parietti

Accordo doveva essere, e accordo è stato: l'Opec e i Paesi esterni al Cartello prolungano di altri nove mesi, fino alla fine del 2018, i tagli alla produzione di petrolio. Con un addendum rispetto all'intesa precedente: Nigeria e Libia hanno accettato di non pompare l'anno prossimo più greggio di quanto fatto nel 2017, ovvero in totale circa 2,8 milioni di barili al giorno.

Visto così, il patto rinnovato ieri a Vienna sembra cementare i legami tra i Signori dell'oro nero, in particolare fra Arabia Saudita e Russia; in realtà, la coesione è solo apparente. L'accordo, infatti, rivela una intrinseca fragilità già nell'aver messo come postilla la possibilità di una revisione dei suoi termini nel giugno prossimo. Quando cioè potrebbero emergere tutte le divisioni e i differenti orientamenti strategici, rimasti ora sottotraccia per non urtare la sensibilità dei mercati. Dove ieri il barile è calato, seppur di poco (-0,3% il Wti, poco sopra i 57 dollari; -0,2% il Brent, a 62,4 dollari).

Ma qualche segno di insofferenza lo si era comunque colto nei giorni che avevano preceduto il summit nella capitale austriaca. Alcune indiscrezioni avevano addirittura messo in forse la presenza di Mosca alla riunione. A sentire gli analisti, il team energetico di Vladimir Putin teme che un'estensione troppo prolungata della politica di contenimento dell'offerta, determinando un ulteriore rialzo dei prezzi, possa rimettere in gioco i concorrenti Usa dello shale oil. Non hanno tutti i torti, se solo si dà un'occhiata ai livelli di output. Se il tetto dell'Opec si è abbassato nell'ultimo mese a circa 32.600 barili al giorno e quello russo è calato sotto quota 11mila, la produzione a stelle e strisce è salita fino a sfiorare ormai i 9.700 barili. Ma ai russi la «morigeratezza» produttiva va stretta anche in considerazione degli ingenti investimenti effettuati (oleodotti e nuovi siti di estrazione) per aumentare la sua capacità di esportazione. Dai rumor filtrati dal quartier generale viennese dell'Opec, pare che Mosca abbia chiesto rassicurazioni su come e quando l'accordo verrà gradualmente eliminato. Di qui la clausola inserita sull'eventualità di rivedere l'accordo in giugno, anche se fra i ministri dell'Opec non c'è stata una discussione sul meccanismo che potrebbe essere adottato per la revisione.

L'estensione per tutto il 2018 dei tagli rischia così di restare soltanto sulla carta. In particolare se nei prossimi mesi saliranno le tensioni in Medio Oriente. L'Arabia ha, però, tutto l'interesse a mantenere ancora a lungo il contenimento produttivo. Quotazioni nel range dei 60 dollari, o anche oltre, possono aiutare Ryad a rendere più appetibile il 5% di Aramco che sarà messo sul mercato entro il 2018 con l'obiettivo di portare a casa 100 milardi di dollari.

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