Stefanoni concettuale con ironia

Stefanoni concettuale con ironia
3 Dicembre Dic 2017 15 giorni fa

Una "lingua" fatta di segnali stradali, elenchi di cose e sagome

Ci teneva tanto, Tino Stefanoni, a celebrare gli ottant'anni, portando la mostra antologica dalla sua Lecco alla Reggia di Caserta, la cui inaugurazione è fissata per il 7 dicembre, grazie alla amorevole cura del gallerista Nicola Pedana. Non ce l'ha fatta, è morto ieri. Un altro pezzo dell'arte italiana che se ne va.

Dietro una persona gentile, dallo stile inglese, si celava un appassionato di automobili veloci e un uomo davvero divertente. Studente di Architettura al Politecnico di Milano, Tino Stefanoni ha cominciato la sua carriera tra 1967 e 1969. Era un pittore capace di affiancare alla piacevolezza dello stile la sfida teorica sul linguaggio, che unisce la componente estetica all'approccio decisamente intellettuale, ma non per questo intellettualistico, semmai leggero e iper-teorico. Una condizione nata nel clima artistico di Milano, fin dall'Astrattismo, ma anche con Munari e Manzoni.

All'eccesso di teorizzazioni, infatti, Stefanoni sostituisce la leggerezza, il motto di spirito, il calembour, il gioco di parole, lo slittamento semantico, come i Segnali stradali, i Rilievi sagomati esposti alla Biennale di Venezia del 1970, gli oggetti quotidiani dipinti su tela grezza e concepiti serialmente. Proprio per questa sua propensione mentale, pur non rinunciando al ruolo di intrattenimento e piacevolezza visiva dell'immagine, possiamo considerare Stefanoni artista chiave nel passaggio tra la consolidata prassi modernista e la nuova sensibilità post-moderna. Così come le opere di fine anni '70, inizio anni '80 chiamate Elenco di cose sembrano estrapolare frammenti dal de Chirico più concettuale, citare il Giulio Paolini appassionato come lui al disegno, e soprattutto rimandare all'universo letterario di Georges Perec, il cui motto era proprio Pensare/classificare.

Anche nei dipinti più maturi dove entra il colore e anche nelle essenziali Sinopie, il sapore concettuale della sua ricerca non è mai abbandonato, semmai sviluppato e maturato in una poetica che prende forma in un minimalismo rinnovato nello stile e nei contenuti. Stefanoni dimostra di possedere quella padronanza di stile che gli permette uno squisito utilizzo cromatico con sottili vibrazioni di luce. Chi ama l'arte vera lo rimpiangerà a lungo.

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