Vita e morte di Patrick Il condannato che batté l'ultima ghigliottina

Vita e morte di Patrick Il condannato che batté l'ultima ghigliottina
5 Dicembre Dic 2017 8 giorni fa

Nel '77 il processo che "abolì" la pena capitale. E il suo legale divenne ministro della Giustizia

Per salvarlo, il suo avvocato si rivolge alla giuria chiedendo di «non tagliare in due un uomo vivo». Un'arringa che diventa memorabile. Così Patrick Henry scampa alla ghigliottina. È il 1977 e la Francia non ha ancora abolito la pena di morte. Lo fa quattro anni più tardi, grazie a quell'avvocato che diventerà poi ministro della Giustizia al fianco di François Mitterand. Per questo la storia di Patrick Henry è da sempre la storia dell'uomo simbolo della fine della ghigliottina in Francia. Il sipario è calato definitivamente su di lui domenica, quando uno dei protagonisti più controversi della storia d'Oltralpe si è spento a Lille, per un cancro, all'età di 64 anni. Da allora - e sembra incredibile siano passati solo quarant'anni - la Francia ha detto addio allo strumento punitivo più crudele e spettacolare della sua barbarie.

Henry è uscito di cella a settembre, ottenendo la sospensione di pena per motivi di salute. Ha passato 40 anni in carcere per un delitto che i francesi, in realtà, non gli hanno mai perdonato. Ha strangolato con le sue mani il piccolo Philippe Bertrand, 7 anni, dopo averlo prelevato da scuola per chiedere un riscatto. Nascosto il corpo del bambino sotto il letto di una stanza d'albergo, Henry chiede pubblicamente (e impudicamente) la morte per gli assassini, prima che si scopra che lo spietato assassino è lui. Ma il processo ai suoi danni si trasforma in un processo alla pena di morte. Grazie al legale Badinter, poi divenuto ministro, Henry diventa il simbolo di una pena barbara che nemmeno i genitori del piccolo avrebbero mai voluto per il killer del loro bambino. Così, nonostante quattro mesi prima, a giugno, l'imputato Christian Ranucci venga giustiziato per lo stesso crimine, Henry scampa d'un soffio la ghigliottina. Quattro anni dopo, quando Mitterand conquista l'Eliseo e porta Badinter alla Giustizia, la Francia dice addio alla pena di morte. Il 62% dei francesi in realtà è favorevole ma la gauche tira dritta per la sua strada. Un cammino senza ritorno per la Francia.

Per Henry, invece, una parabola che non riuscirà mai a regalargli il volto del redento. Perché nonostante nel 2001 sia riuscito a ottenere la libertà condizionata come detenuto modello, l'anno dopo torna in carcere. Sorpreso prima a rubacchiare e poi in Spagna con dieci chili di cannabis in auto. Di prigione da allora non è mai più uscito, tranne che il mese scorso per motivi di salute.

1977-2017: la Francia seppellisce con la morte di un simbolo anche un pezzo della propria storia, sotto la presidenza di Valéry Giscard d'Estaing. L'ultima condanna con il taglio della testa è del 10 settembre di quarant'anni fa, ai danni di Hamida Djandoubi, un immigrato tunisino di 27 anni condannato per aver torturato e ucciso l'ex compagna. È l'ultimo tragico atto nel Paese che con Joseph-Ignace Guillotin ha dato alla ghigliottina anche il nome. E l'ha esportata nel mondo dopo averla trasformata nel simbolo della sua Rivoluzione. Con le teste di Luigi XVI e Maria Antonietta che rotolano davanti agli occhi del popolo sovrano il 21 gennaio 1793.

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