Appalti Expo, Sala chiede il processo: "Io innocente, voglio accelerare i tempi"

Appalti Expo, Sala chiede il processo: Io innocente, voglio accelerare i tempi
6 Dicembre Dic 2017 10 giorni fa

Il sindaco gioca d'anticipo: era sicuro dell'imminente rinvio a giudizio

Milano Anche Milano, come Roma, proverà l'esperienza inedita di venire governata da un sindaco sotto processo, costretto a giorni fissi a togliersi la fascia tricolore per presentarsi sul banco degli imputati. Era una prospettiva assai probabile, da quando la Procura generale aveva messo nel mirino Beppe Sala per i pasticci combinati quando era al vertici di Expo. La probabilità diventa certezza ieri, quando Sala spara su Facebook l'annuncio: il sindaco rinuncia a difendersi nell'udienza preliminare che era fissata per il 14 dicembre, e chiede di essere immediatamente rinviato a giudizio: «Poiché sono certo che verrà riconosciuta la mia innocenza e per accelerare quanto più possibile i tempi del giudizio». Già nella giornata di oggi si potrebbe conoscere la data di inizio del processo al primo cittadino.

Il motivo che spinge Sala a questa mossa è più politico e d'immagine che giudiziario. Il prossimo 14 dicembre, al termine dell'udienza preliminare, sarebbe stato sicuramente rinviato a giudizio: ormai a Milano queste udienze sono una pura formalità, non un solo imputato nell'ultimo anno è stato prosciolto. Era inverosimile (e avrebbe prodotto chissà quali polemiche) che Sala fosse l'unico a cavarsela. Così il sindaco, d'intesa col suo legale Salvatore Scuto, ha preferito giocare d'anticipo, e superare a testa alta questo passaggio. A processo, prima o poi, ci sarebbe finito comunque.

Tattiche mediatiche a parte, c'è poi la sostanza dell'accusa che gli viene mossa, ovvero di avere falsificato un verbale della commissione aggiudicatrice del più importante appalto di Expo, quello della piastra. Che il verbale sia stato retrodatato è assolutamente certo, come è certo che l'operazione non ha favorito nessun concorrente ma ha semplicemente accelerato i tempi, che erano la vera ossessione di Sala. Il sindaco aveva dapprima fatto sapere che intendeva presentarsi in Procura generale a dare le sue spiegazioni, poi ci ha ripensato e ha preferito mandare una lunga memoria difensiva, senza però riuscire a convincere la pubblica accusa che aveva chiesto il suo rinvio a giudizio: davanti alla certezza che la richiesta sarebbe stata accolta, ieri Sala ha scelto di tagliare corto.

Sul tappeto, però, non c'è solo l'accusa di falso per il verbale retrodatato. Ad appesantire il quadro c'è l'altra accusa formulata dalla Procura generale, la turbativa d'asta che Sala avrebbe realizzato nell'assegnare l'appalto per il verde all'interno dell'esposizione universale. Questa accusa è entrata in una sorta di limbo, stralciata dal fascicolo principale per una pausa di riflessione degli inquirenti. Ma ora si dice che il procuratore generale Roberto Alfonso vorrebbe stringere i tempi, e cercare di portare Sala a processo anche per questo secondo reato. Se i tempi lo consentiranno, i due capi d'accusa verranno unificati in un solo processo, anche per evitare al sindaco di trasformare il suo mandato in un lungo andirivieni tra Palazzo Marino e Palazzo di giustizia.

Resta, sullo sfondo (ed è probabile che anche l'annuncio di ieri di Sala ne sia stato in qualche modo influenzato) l'impressione che il tortuoso percorso giudiziario delle accuse al sindaco, tra indagini prima chiuse e poi riaperte, sia figlio dello scontro frontale che ha attraversato la Procura della Repubblica in un recente passato, e che pare riproporsi oggi nella frattura tra Procura e Procura generale.

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