I dubbi dei risparmiatori su Rossi Sabato nuova protesta a Laterina

I dubbi dei risparmiatori su Rossi Sabato nuova protesta a Laterina
6 Dicembre Dic 2017 10 giorni fa

Ieri ascoltato Nicastro: «Il dissesto c'era, si doveva agire»

Roma Sabato prossimo i risparmiatori messi sul lastrico dal Salvabanche protesteranno di fronte a casa dei Boschi, a Laterina. La notizia dell'esistenza di un altro filone d'inchiesta, che vedrebbe indagato Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena, ora coinvolto per la vendita di obbligazioni subordinate alla clientela retail di Banca Etruria, sta scaldando gli animi. «In realtà - spiega Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione vittime del Salvabanche - si tratta della conferma di una voce che già da tempo girava negli ambienti della Procura di Arezzo. Siamo, comunque, al paradosso, perché adesso si parla di nuovi filoni d'inchiesta, bancarotta, truffa e poi ci troviamo ad avere una misura dell'arbitrato. Che cosa significa? Che dopo i primi 14mila rimborsi (quelli presi anche all'80%, pochi, maledetti e subito), adesso la grande platea degli obbligazionisti si trova a dover affrontare l'arena degli arbitrati, dove dovrà essere il risparmiatore a giustificarsi di fronte a un giudice per aver subito lui la truffa».

Sono 135mila gli obbligazionisti e gli azionisti azzerati dalle quattro banche che rientrano nell'inchiesta. Di questi 36mila sono obbligazionisti subordinati. Il resto azionisti. Gli obbligazionisti di Banca Etruria sono, invece, 13mila.

La commissione d'inchiesta sulle banche lo aveva audito la settimana passata. Ora il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, viene accusato di aver «omesso parte della verità». È stato lui stesso a scrivere una lettera al presidente della commissione, Pier Ferdinando Casini, spiegando di non aver «nascosto nulla circa la posizione del consigliere Boschi in relazione alle domande» che gli venivano poste. Da parte sua Casini ha chiarito che «la lettera di Rossi fornisce una risposta chiara ed esauriente». Non sarà, quindi, sentito di nuovo.

Eppure è la stessa Giorgianni a dire che si nutrono «seri dubbi. A nostro avviso - prosegue - un consulente di Palazzo Chigi non avrebbe potuto svolgere una mansione di quel tipo. A questo punto chiediamo un po' di serietà da questa commissione di inchiesta». E continua: «Secondo me il materiale è arrivato ed è completo, loro avrebbero tutta la possibilità di ricostruire l'intera storia. E poi bisogna anche tener conto delle responsabilità di Banca d'Italia e Consob». Il capogruppo in consiglio regionale toscano di Fdi, Giovanni Donzelli, rimprovera la commissione, per lui creata più «per nascondere le cose che per mostrarle. Per fortuna - tiene a dire, abbiamo Giorgia Meloni che sta facendo un ottimo lavoro all'interno della commissione, che quando saremo al governo sarà riproposta in maniera più seria».

Intanto, ieri, la stessa commissione ha audito anche Roberto Nicastro, ex presidente delle quattro banche scaturite dalla risoluzione di Banca Marche, Carife, CassaChieti e Banca Etruria. «Nessuna di esse - avrebbe detto - poteva continuare ad andare avanti in maniera indipendente. In tutti e quattro i casi il dissesto era conclamato. La quantità di crediti deteriorati in percentuale degli attivi era ampiamente superiore a qualsiasi media del sistema». E poi le stesse concedevano credito fuori dal territorio locale. La risoluzione è servita ad azzerare «poco meno di 100 milioni di capitale e 800 milioni di subordinate, di cui 400 istituzionali e 400 retail», ha concluso.

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