La figlia di Riina e il caffè di "zù Totò". Quando la mafia fa affari con il cibo

La figlia di Riina e il caffè di zù Totò. Quando la  mafia fa affari  con il cibo
6 Dicembre Dic 2017 9 giorni fa

In mano a camorra e 'ndrangheta pane, latte, vino e frutta

Dall'antipasto al caffè, o meglio, all'ammazzacaffè: inteso come liquorino digestivo, ma anche evocativo - con quel prefisso «ammazza» - di un'attività omicidiaria almeno quanto «alimentare». Ma qui c'è poco da fare gli spiritosi. È notizia di ieri che la famiglia Riina ha lanciato sul web le capsule di caffè «zù Totò» in memoria del boss deceduto. Una «tazzina» dal gran cru nero (noir?), almeno quanto una capsula di Nespresso. Fatto sta che il business della «tazzina» di «zù Totò» già va alla grande. Il nuovo brand si inserisce nell'ampio «paniere» di cosa nostra, già tristemente servito sulle tavole di migliaia di meridionali.

L'Osservatorio sull'illegalità mafie ha calcolato infatti come nel quadrilatero della criminalità organizzata (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) «almeno il 5 per cento del mercato legato a pane, vino, formaggi e frutta è controllato direttamente da filiera facente capo, direttamente o indirettamente, a camorra, sacra corona unita, 'ndrangheta e mafia».

«Ci troviamo dinanzi a due circuiti che marciano parallelamente - spiega al Giornale Saverio Summa, che da anni monitora il fenomeno -: il primo è quello che utilizza come rivenditori porta a porta la piccola manovalanza controllata dal rivenditore di zona. In questo caso vino, frutta, pane e prodotti caseari passano, senza alcuna intermediazione commerciale, dal campo all'abitazione del consumatore. Una specie di chilometro zero del cibo mafioso, imposto ricattatoriamente a prezzi inferiori rispetto alla grande distribuzione legale, senza però avere nessuna garanzia relativamente alle certificazioni di legge (data di scadenza, nome del produttore, stabilimento di lavorazione, eccetera). Il secondo circuito funziona invece attraverso supermercati, formalmente in regola, ma in realtà controllati da famiglie malavitose che spesso se ne sono impadroniti strozzando, in un contesto usurario, i precedenti proprietari costretti a fallire».

Commenti

Commenta anche tu