Agcom spedisce la diffida a Amazon

Agcom spedisce la diffida a Amazon
7 Dicembre Dic 2017 6 giorni fa

L'Authority: «Il gruppo agisce da operatore postale, si adegui alle regole sul lavoro»

Il servizio Amazon Prime scontenta l'Agcom e Google. Il paragone è ardito ma riguarda due diverse parti del business tentacolare del colosso di Jeff Bezos. Ieri, infatti, Amazon ha ricevuto dall'Authority una diffida, rivolta alla sua controllata della logistica, di regolarizzare la propria posizione per lo svolgimento di servizi postali. Google ha invece annunciato che bloccherà la popolarissima app YouTube sugli smart speaker e sui dispositivi per lo streaming video di Amazon. Ovvero Echo Show e Fire Tv che trasmettono film e serie tv che gli utenti possono vedere se abbonati a Amazon Prime. Ossia il servizio che, con 20 euro all'anno, permette di ricevere a casa tutte le merci acquistate tramite la piattaforma di e-commerce e, al contempo, di vedere i contenuti video proposti dal colosso di Seattle.

Google ha fatto sapere che la decisione è stata presa a causa di «una mancanza di reciprocità da parte di Amazon», che avrebbe reso impossibile trovare un accordo sull'utilizzo reciproco dei rispettivi prodotti e servizi da parte degli utenti delle due società. Amazon non vende prodotti Google come Chromecast e Google Home e non rende Amazon Prime Video disponibile per gli utenti di Google Cast (il servizio video di Google). Inoltre, il mese scorso ha bloccato le vendite di alcuni degli ultimi prodotti Nest, altra società che capo a Google che produce termostati e altri oggetti tecnologici per la casa. Fire Tv perderà l'accesso a YouTube il primo gennaio prossimo, mentre su Echo Show il servizio è già stato bloccato.

E se Google boicotta (ed è boicottato) sul business dei contenuti che fa parte di Amazon Prime, in Italia l'Agcom punta il dito contro il cuore industriale del gruppo di Bezos: la logistica. Ossia quella parte di business che, sfruttando i grandi numeri, rende Amazon capace di far pagare ai suoi clienti solo 20 euro all'anno per vedersi consegnare a casa qualunque prodotto.

Il colosso Usa, infatti, non è solo un enorme market place ma è anche capace di realizzare per i prodotti che vende, un servizio postale, dato che li porta fino a casa, in proprio ma anche (e sopratutto) con corrieri terzi. Per questo motivo, attacca l'Agcom, il servizio deve essere regolarizzato in base alla normativa di settore postale italiana ed europea.

Insomma la società fondata da Bezos dovrà riempire alcune centinaia di moduli pagare un po' di bolli, pare bastino 600 euro, per avere i titoli abilitativi necessari. La parte più difficile riguarda però i lavoratori dato che dovrà regolarizzare quelli che si occupano di questo settore. Che pare non siano, comunque, tutti i suoi 3mila dipendenti italiani ma di meno. L'azienda infatti dovrà individuare chi potrà restare con il contratto per i lavoratori del commercio, quello oggi applicato, e chi invece dovrà diventare operatore postale, adottando l'intesa collettiva di lavoro. Per il momento Amazon Italia non commenta specificando che sta studiando la missiva ricevuta, a cui comunque si dovrà adeguare in soli 15 giorni. Qualcuno, però, ritiene che il passaggio al contratto delle aziende postali renderebbe più incisive le proteste dei dipendenti che nel Black Friday dello scorso 24 novembre avevano scioperato nella sede di Castel San Giovanni, nel piacentino, dove ha sede la società di logistica, per contestare gli orari di lavoro e le condizioni contrattuali, ricevendo la solidarietà anche da sedi Amazon in Francia e Germania.

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