Al via gli Oh Bej! Oh Bej! Ma oggi della tradizione conservano solo il nome

Al via gli Oh Bej! Oh Bej! Ma oggi della tradizione conservano solo il nome
7 Dicembre Dic 2017 7 giorni fa

Così il mercato, già da undici anni al Castello, ha ormai tradito il folklore del santo patrono

Anche quest'anno, come ogni 7 dicembre che si rispetti, si terrà fino a domenica la tradizionale festa degli Oh Bej! Oh Bej!. E anche quest'anno, così come avviene dal 2006, la fiera di Sant'Ambrogio abbraccerà con le sue 379 bancarelle il Castello. Due braccia colorate e luminose, intrise dell'olio fritto delle ciambelle e dell'odore acre di salamelle e cipolle abbrustolite alla griglia, profumate di zucchero filato cingeranno la dimora sforzesca. Sotto gli stand rigattieri, fioristi, artigiani, stampe e libri, maestri del ferro battuto, rame e ottone, giocattolai, rivenditori di dolci e caldarroste, produttori di cesti e miele.

Niente a che vedere con l'essenza speziata e folkloristica del vin brulè allegramente servito in pentoloni casalinghi da ragazzi avvolti in sciarpe di maglia colorata. E se la fiera ha assunto quasi le sembianze di un accampamento militare con i suoi commerciali stand bianchi tutti uguali, ha perso completamente la magia e il sapore tipico delle piccole bancarelle ammassate tra le viuzze strette e contorte che si aggrovigliavano intorno alla basilica di Sant'Ambrogio. Sì perché andare agli Oh Bej! Oh Bej! come Milano li conosce dal lontano 1886 significava anche perdersi tra i vicoli, farsi attirare da gioielli e vestiti fatti a mano, dagli oggetti di legno e cuoio della valli lombarde, dagli abiti vintage e underground, e lasciarsi ammaliare dalla fantasia e dall'estro degli artigiani. Da tutti quei «tesori» che si potevano trovare solo lì. Di quella magia, che per qualche giorno trasformava il quartiere attorno alla basilica in un piccolo caotico mondo a parte, non è rimasto niente. Nè gli oggetti nè l'atmosfera. Che cosa si trova di speciale, infatti, sui banchi dell'attuale «mercatone» sotto la torre del Filarete? Che non si possa trovare in altre bancarelle commerciali? Lo stesso municipio 1 a ottobre ha chiesto all'unanimità il trasloco della fiera in un'altra sede e «più decoro» per l'edizione 2017. Tradotto: «Più bagni chimici, collocati in posizione marginale rispetto alla piazza» e «unità stilistica e formale per gli stand, l'eliminazione dei banchi con le merceologie panini e bibite».

E se la nuova location nel 2006 permise all'allora amministrazione Moratti di risolvere l'annosa «piaga» dei venditori abusivi, che erano parte integrante del folklore di Sant Ambroeus, confinati al cavalcavia Bussa, il risultato è che la città ospita ora due fiere parallele in concorrenza tra loro, gli Oh Bej! Oh Bej e gli Alter Bej, la versione legalizzata o meglio condonata delle bancarelle illegali che quest'anno gode addirittura del patrocinio del Comune.

Da una parte i buoni e dall'altra i cattivi: nasceva così la separazione dei banchi tra chi pagava i permessi e chi no. Due nuove sedi, molto più facili da controllare per vigili e polizia, che in una gestione «militaresca» della fiera più antica della città ha fatto perdere colore, profumo e sapore alla tradizione.

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