Femminicidi, l'Onu contro l'Italia

Femminicidi, l'Onu contro l'Italia
7 Dicembre Dic 2017 7 giorni fa

Le Nazioni Unite: troppo poco contro stupri e mutilazioni genitali

Roma - In un Paese come l'Italia dove la violenza sulle donne è una piaga sociale, ci sono pochi processi e poche condanne contro chi si accanisce contro di loro. L'ammonimento arriva dall'Onu ed è emerso ieri nelle conclusioni presentate a Ginevra dal comitato delle Nazioni Unite contro la tortura.

Il nostro Paese non fa abbastanza contro i femminicidi, gli stupri e anche la mutilazione genitale femminile. Bisogna raddoppiare gli sforzi, dice l'Onu, per combattere tutte le forme di violenza di genere, garantire che tutte le denunce siano approfondite, i sospettati perseguiti e una volta condannati puniti in modo appropriato. L'Italia, inoltre, dovrebbe fare in modo che le vittime vengano risarcite adeguatamente per il danno subito. Il comitato si sofferma soprattutto sul reato di tortura, da poco introdotto nel nostro ordinamento. Pur apprezzando gli sforzi dell'Italia nell'adottare la legge 110 dello scorso 14 luglio, l'Onu sottolinea che la definizione del reato sia «incompleta in quanto non menziona lo scopo dell'atto in questione, contrariamente a quanto prescritto dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura». Tra la definizione di tortura della Convenzione e quella del nostro diritto ci sono discrepanze tali da creare «scappatoie reali o potenziali per l'impunità». Per questo viene chiesto all'Italia di portare il contenuto dell'articolo 613-bis del codice penale in linea con l'articolo 1 della Convenzione. Poi c'è un capitolo sulle carceri in cui si osserva che quanto fatto dal nostro Paese per ridurre il sovraffollamento non è sufficiente per migliorare le condizioni di vita dei detenuti, spesso costretti a vivere in numero superiore alla capacità delle strutture. Si sottolineano anche la mancanza di informazioni complete su suicidi e morti improvvise e le condizioni dei carcerati in alcuni istituti di pena, dove non sempre sono informati sui loro diritti o autorizzati a comunicare con i parenti. Altra nota dolente per l'Italia è quella dell'uso eccessivo della violenza da parte delle forze dell'ordine nel corso delle manifestazioni, un problema per il quale il comitato chiede indagini tempestive, imparziali ed efficaci per garantire che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Apprezzamenti sono stati rivolti agli sforzi che abbiamo compiuto per rispondere al flusso dei richiedenti asilo, persone bisognose di protezione e migranti irregolari, anche se le Nazioni Unite sono preoccupate per le segnalazioni secondo cui lo Stato avrebbe violato il principio dei non respingimenti e realizzato rimpatri collettivi. A preoccupare l'Onu sono anche gli accordi tra Italia e Libia e il rischio che la mancanza di garanzie possa portare a gravi violazioni dei diritti umani.

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