Il tenente denuncia l'inquinamento. E viene demansionato

Il tenente denuncia l'inquinamento. E viene demansionato
7 Dicembre Dic 2017 7 giorni fa

Tra le dichiarazioni del poliziotto: "Mi telefonò Beppe Grillo e mi disse 'mi fai fare una brutta figura'"

È approdato in Senato il caso di Giuseppe Di Bello, il tenente di polizia che otto anni fa aveva denunciato l'inquinamento del territorio in Basilicata su cui insistono gli impianti petroliferi di diverse multinazionali e per otto anni è rimasto relegato, demansionato, a fare il guardiano del museo di Potenza con uno stipendio ridotto. La vicenda del poliziotto di Potenza, specializzato in materia ambientale, è stata al centro di una conferenza stampa ieri. "Decine di interrogazioni sono rimaste senza risposta", hanno denunciato i parlamentari, Barozzino e Placido, che rinnovano l'appello al ministro dell'Interno perché l'ufficiale venga "reintegrato nel ruolo e nelle funzioni" a maggior ragione dopo due sentenze della Cassazione che hanno annullato i giudizi precedenti, nati dalla denuncia per procurato allarme sporta dall'assessore all'Ambiente regionale del Pd, otto anni fa. Tutto è iniziato nel 2010 quando Di Bello "vedendo i sassi delle acque cambiare colore e migliaia di pesci morire" - secondo le sue parole sul quotidiano regionale La Gazzetta del Mezzogiorno - decide di fare dei prelievi di controllo, addirittura a sue spese "per non gravare sulle casse dello Stato". Anche se in realtà i prelievi furono commissionati da Maurizio Bolognetti, giornalista di Radio Radicale. E quando il tenente scopre che quell'acqua che finisce nelle case di milioni di persone, tra Basilicata e Puglia, è diventata veleno, denuncia tutto. "E da qui - come si legge sempre sulla Gazzetta che cita Di Bello - comincia il mio calvario". "La Suprema Corte - ha sottolineato agli organi di stampa il poliziotto - ha detto anche che non ho procurato alcun danno alle amministrazioni e all'autorità giudiziaria, ma ho svolto una funzione di tutela sociale e senza alcun interesse personale". L'ufficiale ha anche raccontato che, tra la condanna in primo e in secondo grado -poi azzerate dalla Cassazione, con due decisioni, l'ultima del marzo scorso -, il Movimento Cinque Stelle lo avvicinò (era il 2013, ndr): "Vinsi le primarie. A quel punto - rievoca il poliziotto - ricevetti una telefonata da un senatore del M5S. Mi passò Beppe Grillo che mi disse: “Mi fai fare una brutta figura, hai una condanna in primo grado (per la questione della rivelazione dei segreti d'ufficio relativi ai risultati del camp'ionamento della diga del Pertusillo. Poi Di Bello è stato assolto, ndr)... E scelse il secondo arrivato dopo di me”. Di Bello tutt'ora lavora come custode del museo del capoluogo di regione lucano.

Tags

Commenti

Commenta anche tu