L'allarme dei medici: tenere Dell'Utri in cella è una condanna a morte

L'allarme dei medici: tenere Dell'Utri in cella è una condanna a morte
7 Dicembre Dic 2017 8 giorni fa

I dottori sono concordi: se le sue condizioni si aggravano, l'ex senatore può rischiare la vita

Pagine e pagine di dotte spiegazioni scientifiche. Poi, fra pagina 21 e pagina 22 i consulenti della procura generale lanciano l'allarme senza mezzi termini: «Da un punto di vista cardiologico, il paziente è affetto da cardiopatia ischemica». E ancora: «L'esame coronografico del 25.5.2016 descrive lesioni..., suscettibili di causare eventi cardiovascolari maggiori».

Si può pure utilizzare un linguaggio per addetti ai lavori, ma il concetto ala fine è chiarissimo: Marcello Dell'Utri è un soggetto ad alto rischio. Il cuore malandato potrebbe giocargli un brutto scherzo, anche se il personale del carcere di Rebibbia, dove è detenuto, si prodiga per alleviare le sue sofferenze.

E Fabrizio Iecher e Grazia Alecce, i due medici interpellati dal pg Pietro Giordano, alla fine rompono gli indugi: «In caso di evento cardiovascolare acuto l'espletamento di tutte le procedure per il trasferimento dal carcere non consentirebbe tempi adeguati per una rivascolarizzazione miocardica efficace». Per questo, come raccontato ieri dal Giornale, Iecher, medico legale, e Alecce, cardiologa, sposano la tesi della difesa e si esprimono senza se e senza ma a favore dell'uscita di Dell'Utri da Rebibbia. Le condizioni del detenuto, per dirla in giuridichese, sono incompatibili con il carcere. Quel che non si capisce è come mai il magistrato abbia platealmente sconfessato in udienza i suoi consulenti, sostenendo l'esatto contrario: Dell'Utri deve rimanere in cella e può continuare a curarsi in carcere.

Certo, tutti i punti di vista sono rispettabili e i periti del tribunale di sorveglianza ritengono che l'ex parlamentare possa rimanere in cella, ma a contraddirli c'è anche il medico del penitenziario, schierato per l'incompatibilità. Sette contro due. Il cuore è ballerino e purtroppo la patologia aggredisce un organismo debilitato. L'ex senatore deve fronteggiare anche un tumore maligno alla prostata, l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito. E poi l'età che avanza.

Ci si chiede, senza dover scomodare vecchie divisioni politiche, che senso abbia dire no ad un ricovero, in regime di detenzione, in ospedali come l'Humanitas o il San Raffaele. Domande che anche la Corte dei diritti dell'uomo comincia a porsi: Strasburgo ha chiesto chiarimenti all'Italia su molti punti. Compreso il diritto alla salute. E ha posto un limite temporale molto stretto al governo italiano: il 15 gennaio.

Insomma, la svolta attesa a Roma potrebbe arrivare dall'Europa. Fra l'altro la sentenza Contrada, gemella di quella Dell'Utri, sembra prefigurare una conclusione obbligata. Prima o poi l'Europa boccerà la condanna a 7 anni, arrivata quando il reato di concorso esterno non era stato ancora codificato.

Ora però la priorità è un'altra: salvare un malato sempre più stanco e sfiduciato. «L'aspetto più importante da valutare - spiega Dennis Zavalloni, cardiologo del'Humanitas - è il rischio di un possibile aggravamento delle condizioni cliniche». Le conseguenze potrebbero essere devastanti. Ora si aspetta il verdetto del tribunale di sorveglianza di Roma. E si spera che non sia un'altra condanna.

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