Bruxelles bacchetta l'Italia per i ritardi nei pagamenti

Bruxelles bacchetta l'Italia per i ritardi nei pagamenti
8 Dicembre Dic 2017 6 giorni fa

Deferimento alla Corte Ue: multa sempre più vicina. La Pa salda a 100 giorni nonostante possa fare deficit

La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte Ue di giustizia «per il sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali». Il cartellino rosso era stato annunciato da tempo ma il nostro Paese non si è adoperato a sufficienza e ora rischia una maximulta. Basti pensare che nell'ultima relazione annuale di Bankitalia si evidenziava che al 31 dicembre dell'anno scorso ammontavano a circa 64 miliardi le pendenze dello Stato verso i fornitori, un valore elevato sebbene in riduzione di quasi un terzo rispetto al picco di 90 miliardi del 2011-2012.

Pur riconoscendo gli sforzi fatti dalle autorità italiane per ridurre i tempi, la Commissione rileva che servono ancora 100 giorni in media per effettuare i pagamenti. «Secondo la direttiva sui ritardi di pagamento - spiega la Commissione Ue - le amministrazioni pubbliche devono pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura».

Bruxelles ha indicato tra le priorità politiche la puntualità dei pagamenti in quanto un flusso di cassa positivo è fondamentale per la stessa sopravvivenza delle pmi. Ecco perché il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, per una volta è critico nei confronti del suo stesso Paese per il quale da commissario europeo si era battuto affinché gli venisse concessa la flessibilità necessaria a garantire che le fatture della pa fossero saldate in tempi rapidi. «L'Italia ha fatto di tutto per non rispettare le regole», ha dichiarato Tajani ricordando come nel 2013, su sua intercessione, Bruxelles concesse «la possibilità di sforare il Patto di stabilità per pagare i creditori della Pa, ma questa opportunità non è stata utilizzata». Secondo i dati del ministero dell'Economia che si riferiscono allo scorso luglio, a fronte di 47,3 miliardi messi a disposizione dal Tesoro, lo Stato e gli enti locali hanno pagato 45,5 miliardi di debiti, ma nel frattempo oltre allo stock antico si è accumulato pure il nuovo e il deferimento alla Corte Ue è stato inevitabile. «Ora serve un rapido cambio di rotta», ha concluso Tajani.

A tre anni dalle denunce Ance, l'associazione dei costruttori, che portarono all'apertura della procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, «siamo ancora oltre i 5 mesi di ritardo in media nel settore dell'edilizia», ha dichiarato il presidente Ance, Gabriele Buia, denunciando «una situazione drammatica per imprese già stremate dalla crisi e a corto di liquidità anche per effetto del meccanismo dello split payment».

Come evidenzia un'analisi di Confartigianato (6.547 amministrazioni pubbliche per una somma di 115,4 miliardi riferiti a 23,7 milioni di fatture), nel 2016 il 62% degli enti pubblici non ha rispettato i termini fissati dalla legge sui tempi di pagamento. A farsi attendere oltre i 30 giorni è il 64,8% dei Comuni e il 54,5% degli altri enti pubblici. Per quanto riguarda il servizio sanitario nazionale, il 46,9% degli enti non salda le fatture entro il termine dei 60 giorni stabiliti dalla legge. A livello regionale i maggiori ritardi si registrano in Molise, dove la pa paga i propri fornitori in 107 giorni. Seguono la Calabria con 98 giorni, la Campania con 83, la Toscana con 81 e il Piemonte con 80.

Sarcastico il presidente dei deputati di Fi, Renato Brunetta. «Ricordate Renzi, i suoi annunci e le sue strampalate promesse fatte ai tempi dei mille giorni? Altro impegno non rispettato dalla sinistra al governo. Monte Senario aspetta ancora, dopo più di tre anni, il pellegrinaggio del fiorentino». L'ex premier, non mantenendo la promessa, si è risparmiato una bella sfacchinata. I problemi delle imprese restano, però, irrisolti.

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