Perché in Italia non nasce Amazon

Perché in Italia non nasce Amazon
8 Dicembre Dic 2017 6 giorni fa

Tutta Europa dibatte da tempo su come far nascere «unicorni». La mitologia non c'entra: si chiamano così in gergo le aziende che, grazie a invenzioni determinanti nel settore delle tecnologie arrivano a valere più di 1 miliardo di dollari. In realtà in Europa qualcuna c'è, vedi Spotify, la piattaforma della musica da ascoltare in streaming. Ma sono mosche bianche, più che unicorni. L'anno scorso il Financial Times ha segnalato che negli Stati Uniti la somma delle capitalizzazioni di mercato delle Big tech ammonta a 1.300 miliardi di dollari. In Asia il valore è di 583 miliardi, in Africa di 76. E in Europa? Solo 20 miliardi. Un terzo dell'Africa. Per il resto dell'Europa questo è il problema numero uno del continente, perché anche se la tecnologia non è l'unico settore che traina un'economia, in questo momento è quello che fa cambiare passo a interi Paesi. Secondo Deloitte l'azienda italiana del settore tech che cresce di più è Beintoo, una società che si occupa di marketing su telefonini e altri apparecchi mobili, il cui fatturato è di 6,5 milioni di euro. Un'azienda dinamica, ma che, per gente come Jeff Bezos, più che un unicorno deve apparire come una formica. Proprio ieri Recode, il sito americano di news che racconta la Silicon Valley, ha stilato l'elenco dei 100 nomi che hanno segnato il 2017 nel mondo dei media e della tecnologia e Bezos, il creatore di Amazon, è risultato il primo, l'uomo dell'anno. Amazon ha aumentato la propria presenza in Italia e si sta prendendo una fetta sempre più grande del mercato della distribuzione di beni di consumo. Ma a dimostrare plasticamente che in Italia ci preoccupiamo di più di altri temi, c'è proprio l'atteggiamento dimostrato verso un campione mondiale dell'innovazione come Amazon. Lo sciopero dei dipendenti di Amazon ha subito creato un fronte di solidarietà acritico e l'azienda di logistica è stata subito bollata come schiavista. Le istituzioni hanno subito risposto accodandosi al tema lanciato dai media: ieri è iniziato l'accesso degli inviati dell'Ispettorato del lavoro presso la società Amazon Italia logistica, il grande stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. L'ispettorato, di solito invisibile, ha pensato bene di ritagliarsi il proprio quarto d'ora di notorietà inviando, ha subito informato una nota, «una task force di 11 ispettori del lavoro, allo scopo di verificare l'osservanza, nei confronti del personale occupato, delle norme di tutela dei rapporti di lavoro e di legislazione sociale». L'ispettorato ha improvvisamente deciso che il settore della logistica e delle merci merita «un'attenzione prioritaria». Eppure esistono altre aziende di logistica in Italia. Solo che non assumono i dipendenti a 1.200 euro come Amazon. La gran parte delle altre società lavora con personale fornito da cooperative che pagano molto meno anche 800 euro al mese. L'Italia non solo non ha unicorni, ma le fanno anche un po' schifo. Dovremmo avere la decenza però di non lamentarci di disoccupazione vigorosa e Pil anemico.

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