Sarri non cambia idea: "Napoli senza turnover, gioca chi è più forte"

Sarri non cambia idea: Napoli senza turnover, gioca chi è più forte
8 Dicembre Dic 2017 8 giorni fa

La rosa ristretta, ma anche le convinzioni del tecnico, alla base dei due ko in sei giorni

Primato in serie A e Champions salutati in meno di una settimana. I due ko di fila con Juventus e Feyenoord sono la cartina tornasole del momento difficile che sta vivendo il Napoli. Che, paradossalmente, potrebbe però ritrovare la vetta della classifica in campionato già domenica battendo la Fiorentina al San Paolo se l'Inter non dovesse prendere i tre punti allo Stadium della Juve.

Squadra in calo (l'esempio più lampante è il Mertens senza sostituti), gol che iniziano a scarseggiare (appena 4 nelle ultime cinque gare), persino il nervosismo di Maurizio Sarri. Il Paradiso nel quale ha vissuto la truppa azzurra non è perso, semplicemente è invaso da qualche nube di troppo. Sul quadro che era un capolavoro ci sono ora pennellate di colore nero. E se il fuoco in Europa si è acceso a fasi alterne, senza dominarlo e bruciandosi (4 sconfitte su sei partite), ora sta rischiando di spegnersi come molte delle energie degli elementi della rosa.

Il momento di flessione ha messo in luce il principale problema del Napoli, ovvero il deficit della rosa, la cui gestione da parte di Sarri - al netto dell'assenza di alternative in attacco come denunciato dal tecnico - andrebbe cambiata. Ora come ora manca il piano B: l'allenatore dovrebbe osare di più, non tanto sul modulo (il 4-3-3 senza una punta di ruolo e con centimetri non può mutare) quanto sul turnover più frequente degli interpreti - Zielinski e Rog, ad esempio, meriterebbero più spazio -. Uscire quindi dalle logiche e dai propri principi di gioco. Ma da questo punto di vista, le parole di Sarri nel dopo partita di Rotterdam non danno molte speranze su un'inversione di tendenza. «Gestire la rosa non significa dare gli stessi minuti a tutti i giocatori, l'obiettivo è fare punti - ha sottolineato l'allenatore -. Se uno che sta giocando è stanco ma più forte di uno che non sta giocando ed è riposato, giocherà quello più forte. Alcuni per noi sono indispensabili e devono stare in campo sempre. Del resto non mi interessa niente, anche perchè li vedo io i giocatori. La gestione è vincere».

Un messaggio devastante che non si sposa con la filosofia di un grande club, che fa della rotazione uno dei suoi punti di forza specie se è impegnato in tre competizioni. E che toglie ogni speranza a chi è indietro nelle gerarchie di Sarri: pur allenandosi sodo, non giocheranno nemmeno quando i compagni titolarissimi non saranno al meglio. In primis Ounas e Mario Rui, gli acquisti estivi che hanno collezionato poco più di 300 minuti in due nella prima parte della stagione.

Chissà cosa ne pensa Aurelio De Laurentiis, celebre il suo sfogo a Madrid nel febbraio scorso a proposito della gestione della rosa. Il mercato di gennaio si avvicina, Sarri continua a dire di non interessarsene quando invece dovrebbe dire la sua, sottolineare i limiti della squadra e dove intervenire per non gettare via la stagione e mantenere alte le ambizioni di una squadra dalle grandi potenzialità. Alludere, nel dopo gara, al fatto che il passaggio del turno in Champions non era un obiettivo del Napoli (per la verità l'impegno europeo è parso più che un impiccio che uno stimolo, ndr) stride con quanto dichiarato alla vigilia dal tecnico: «I grandi che cadono, si rialzano». Il Napoli invece non ha mostrato la convinzione nei propri mezzi, anestetizzato anche dal mancato aiuto del City in Ucraina.

La Fiorentina è già dietro l'angolo, in 40mila spingeranno la squadra al San Paolo per il riscatto. C'è poco tempo per pensare al passato e la necessità di concentrarsi sull'immediato futuro, tenendo conto che qualcosa si è inceppato. Far ricaricare le batterie ai titolari sembra l'unico modo per uscire dal periodo no.

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