"Terrazze romane" per coltivare la vite

Terrazze romane per coltivare la vite
8 Dicembre Dic 2017 10 giorni fa

Non solo vino: la famiglia Nera ha costruito anche una struttura per l'ospitalità

Già Plinio il Vecchio celebrò la finezza e l'eleganza dei vini valtellinesi. Ffurono i romani a costruire per primi le terrazze per coltivare la vite sui pendii della zona, mentre Leonardo Da Vinci scrisse che la Valtellina «circondata dalle montagne alte e minacciose dà vini potenti e in gran numero». Forse Guido Nera fu suggestionato dalla cultura classica, o si rese presto conto che la zona in cui viveva era l'ideale per la produzione di gran vino. Ebbe ragione, sicuro che la sua famiglia avrebbe offerto un contributo importante allo sviluppo della zona e anche alla cultura enologica del Paese. Perché l'uva da sola non sarebbe bastata per creare un'economia. La fatica, il sacrificio, l'impegno per rendere produttivo un terreno povero di montagna: oggi, come allora, nella zona del Nebbiolo Chiavennasca, avvantaggiata da una felice esposizione al sole - come Pantelleria - la cantina Nera raccoglie le sue uve che vengono vinificate nelle botti, alcune in legno, rovere e barriques, ma la maggior parte in acciaio nelle cantine di Chiuro (Sondrio). Sono 40mila gli ettolitri di vino Dogg affinati e destinati a maturazione, tra lo Sforzato di Valtellina, i Valtellina Superiore con le varie declinazioni a seconda delle zone, quindi l'Inferno (il più pregiato), il Sassella, il Grumello, il Valgella e le relative Riserve, senza dimenticare il Rosso di Valtellina Doc e gli Igt Terrazze Retiche di Sondrio Rosso, Bianco e anche Passito Rosso. Come spiega Pietro Nera «le uve da Sforzato o Sfursat di Valtellina, vino, passito secco, simbolo della nostra zona, godono di un trattamento speciale: sono quelle di primo raccolto fino a metà ottobre, lasciate poi appassire con i loro grappoli fino a Natale, in contenitori con uno strato unico». Una volta raggiunta la gradazione ideale che si aggira attorno ai 15-16 gradi, il vino deve invecchiare almeno venti mesi, di cui almeno dodici in botti di legno a partire dal 1° aprile successivo alla vendemmia. Un protocollo rigido per un vino simbolo di un territorio. Non solo vino, ma anche ospitalità. I successi ottenuti hanno spinto la famiglia Nera a investire nella nuova struttura di rappresentanza che ha un obiettivo ben preciso: diffondere la cultura del vino. A tale scopo, vengono ospitati corsi di aggiornamento, meeting lavorativi ed eventi aziendali in modo da accogliere i tanti turisti «enogastronomici» che vogliono visitare questo luogo incantato della Valtellina, assaggiando un buon calice di vino. Sempre in questa ottica, nel 2009, nelle cantine situate in Chiuro (lungo la statale dello Stelvio), è stato aperto un Wine Bar. Senza dimenticare il nuovo punto vendita aziendale, anche Corner Valtellina, che dà la possibilità non solo di degustare gli ottimi vini della cantina Nera, ma anche di accompagnarli con le tante prelibatezze tipiche valtellinesi, quali i formaggi Dop Bitto e Casera, la rinomata Bresaola di Valtellina Igp, gli inimitabili pizzoccheri, il salame e tutti gli inconfondibili sapori di questa terra ricca e accogliente.

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