Asteroidi, banditi celesti, bizzarrie e critiche sociali Riecco la fantascienza (stile liberty) di Yambo

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14 Dicembre Dic 2017 14 dicembre 2017

Torna in libreria un capolavoro della letteratura per ragazzi e non solo. «Gli esploratori dell'infinito» scritto e disegnato da Enrico Novelli

La mattina del 30 giugno 1908 qualcosa precipitò sulla taiga nella Siberia centrale presso il fiume Tunguska: è quello che oggi si chiama ancora «il mistero di Tunguska». Un'immane esplosione a poca distanza dal suolo distrusse decine di migliaia di alberi, li carbonizzò, produsse un bagliore visibile a un migliaio di chilometri di distanza, un fortissimo sisma e una nube infuocata che fece il giro del globo. Un asteroide? Una cometa? Un mini buco nero? Addirittura un'astronave aliena?

Due anni prima, un geniale scrittore e illustratore molto popolare all'epoca, Yambo, nome d'arte di Enrico Novelli (1876-1943), figlio del grande attore drammatico Ermete, aveva scritto invece di un altro asteroide, o bolide, o pianetino, che giunto dalle profondità dello spazio invece di schiantarsi sulla Terra vi stazionava intorno, a dodicimila metri di altezza (quattro più dell'Everest). Una fortuna, dato che aveva un diametro di 15 chilometri e una circonferenza di 47! Rimane però una straordinaria coincidenza: infatti Cupido, questo il nome che gli viene imposto, giunge intorno alla Terra il 10 novembre 1908: due anni nel futuro rispetto a chi lo legge, ma nello stesso anno del «bolide di Tunguska»!

Gli esploratori dell'infinito, considerato uno dei capolavori di Yambo, venne pubblicato nel 1906 dall'editore Scotti di Roma inizialmente a dispense (trenta fascicoli di otto pagine e con disegni a colori), che poi furono rilegate a libro, quindi nel 1930 uscì una seconda edizione per Vallardi dove Yambo aggiunse una sua nota in cui affermava di non aver cambiato nulla in quanto «il problema dell'universo», nell'arco di ventiquattro anni, non si era modificato. Lo scrittore fu incauto, ma anche... fortunato: la data di stampa del libro risulta il 27 gennaio 1930, e la dea Urania volle che appena venti giorni dopo, il 18 febbraio 1930, l'astronomo americano Clyde Tombaugh scoprisse il mitico pianeta transuranico sempre ipotizzato, al quale mise il nome di Plutone, il dio degli Inferi. Avesse effettuato prima la sua scoperta, il povero Yambo avrebbe dovuto allungare il viaggio dei suoi strampalati eroi sino ai nuovi confini del Sistema solare! Ma le opere di fantascienza, anche quella «proto», non diventano sorpassate e inutili solo perché la scienza avanza... La loro base non è, checché se ne pensi, la precisione o l'anticipazione scientifica a tutti i costi, ma quel «senso del meraviglioso» che permea la narrazione e prende il lettore trasportandolo nell'Altrove. Caratteristica che viene da molto lontano e che traspare anche, e forse soprattutto, nelle opere avveniristiche delle origini come la presente, dove si fa volentieri aggio di ingenuità e improbabilità, di ragionamenti al limite della scienza e della logica, per lasciarsi prendere dal piacere della storia, immaginandoci magari come doveva essere percepita dai giovani lettori di tanto tempo fa che non avevano ancora affrontato la guerra contro la Turchia e il primo conflitto mondiale.

Sul frontespizio di entrambe le edizioni de Gli esploratori dell'infinito c'è scritto «racconto fantastico», però Yambo, come si leggerà più avanti, lo definisce «una bizzarria, un passatempo, un sogno illustrato a colori». Per noi è un romanzo di protofantascienza tout court nell'ambito della narrativa per ragazzi all'epoca diffusissima: è infatti contemporaneo al «ragazzino terribile» Gian Burrasca, il cui famoso Giornalino uscì a puntate nel 1907-1908 sul «Giornalino della domenica». Ma così come Salgari, Luigi Motta e altri imitatori scrivevano una avventura realistica e drammatica, a volte addirittura cruda, così Yambo scriveva una avventura più leggera (vi contribuivano anche i suoi disegni, che rappresentano il gusto Liberty del tempo), assai più fantasiosa; Yambo, a differenza degli altri, era ironico, satirico, ai limiti del grottesco e del paradosso e addirittura della logica (scientifica e no).

Yambo, che fu curioso sperimentatore nei vari mezzi di espressione (compresi fumetti, cinema, radio e teatro), sin da ragazzo scrisse storie di questo genere, influenzato dalle sue letture e dalle scoperte scientifiche verso le quali era molto attento. La sua caratteristica principale consiste nel fatto che era un autentico genio dell'illustrazione. Tutte le sue opere sono illustrate di suo pugno e questo, come ho scritto una volta, lo può far considerare il «Robida italiano», anche se non sempre, portato com'era dal suo estro, i disegni corrispondevano esattamente a quanto aveva scritto, come si può constatare dai 71 disegni che accompagnano Gli esploratori dell'infinito. (...)

Ma nella sua nota di apertura l'autore avverte che oltre «il velo sottile» della sua «bizzarria» c'è un «significato», e che per trovare «quello vero» occorre sforzarsi non poco. A cosa alludeva Yambo? Il suo è a quanto pare un castigat ridendo mores attraverso le strambe vicissitudini del miliardario filantropo pacifista e vegetariano Harry Stharr, del giovane e cinico redattore del suo quotidiano Giorgio Halt, della banda di trenta «falsi monetari» capeggiati dal dottor Edward Harrigton e dal suo vice John Cough, che avevano occupato Cupido prima dei nostri due eroi per farne una fabbrica di denaro e monete false con un gruppo di operai, e con i quali sono costretti a convivere. E in questi incontri-scontri tra personaggi totalmente diversi per carattere, indole, morale e cultura, Yambo inserisce una sua critica per così dire sociale, a uso indiretto di grandi e piccini.

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