Ambrogio Lorenzetti Pittore totale e non per "Allegorie"

Ambrogio Lorenzetti Pittore totale e non per Allegorie
23 Dicembre Dic 2017 23 dicembre 2017

Fu il primo a dipingere negli anni trenta del Trecento vistosi fiocchi di neve nella figura dell'Inverno nell'Allegoria del Cattivo governo in Palazzo Pubblico di Siena

da Siena

Fu il primo a dipingere negli anni trenta del Trecento vistosi fiocchi di neve nella figura dell'Inverno nell'Allegoria del Cattivo governo in Palazzo Pubblico di Siena. Il primo a rappresentare una tempesta nel chiostro della chiesa di San Francesco a Siena: «La grandine folta in su e' palvesi» aveva scritto Ghiberti. Ambrogio Lorenzetti, nato in quella città intorno al 1290 e morto di peste nel 1348, era stato uno dei maggiori pittori nell'Europa tardo medievale. Ma non molti lo sanno. È infatti ricordato quasi sempre solo per le Allegorie e gli effetti del Buono e Cattivo governo in città e contado, testimonianza dell'etica politica delle città-stato italiane e del governo senese dei Nove. Straordinario ciclo, ma solo una parte della grande attività del pittore, che sino a oggi non disponeva neppure di una aggiornata monografia: l'ultima, dell'americano George Rowley, risale al 1958.

A risarcire l'artista ci pensa l'importante mostra, Ambrogio Lorenzetti (Siena, Santa Maria della Scala, sino al 21 gennaio 2018) con ricco catalogo (Silvana Editoriale). Anni di studio, stretta collaborazione tra Comune, Università, Soprintendenza e una preparazione «a tappe» preceduta dall'allestimento nel 2015 di cantieri di restauro, visibili al pubblico, in Santa Maria della Scala e nelle chiese di San Francesco e Sant'Agostino. Diagnosi e cura di cicli di affreschi staccati come quelli della cappella di San Galgano a Montesiepi e delle due chiese citate, ma anche di tavole e polittici. «Una mostra senza precedenti - affermano con orgoglio i curatori, Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini, Max Seidel - possibile soltanto a Siena, nella cui area si conserva circa il settanta per cento delle opere del pittore. Un'iniziativa che, con richieste di prestito mirate, ambisce a reintegrare quasi interamente la carriera artistica di Ambrogio Lorenzetti, facendo convergere a Siena capolavori prodotti per cittadini e chiese della città». Opere giunte dal territorio senese, ma anche dal Louvre, dalla National Gallery di Londra, dagli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo Städel Museum di Francoforte e dalla Yale University Art Gallery. E che ora illuminano sul linguaggio originale di questo pittore definito «singularissimo» da Ghiberti. Sottolineano evoluzione, spessore, innovazioni iconografiche. Anche la biografia è ripercorsa attraverso documenti vecchi e nuovi. Un pittore che inizia a Siena, guardando al fratello maggiore Pietro, a maestri come Duccio, Simone Martini, e poi a Firenze, Giotto, ma sviluppa negli affreschi e nei preziosi fondi oro un personale naturalismo fatto di gesti teneri, attenzione lenticolare al paesaggio e ai fenomeni naturali.

Tra le prime opere una ieratica Madonna col Bambino in trono, giunta da San Casciano Val di Pesa, con tanto di scritta salvifica per l'anima del committente e la data «1319». Siamo agli albori. Da quel momento sino all'Annunciazione del 1344 proveniente da Palazzo Pubblico, ma conservata nella Pinacoteca senese, passa tutta l'intensa attività di Lorenzetti. Ben rappresentata è anche l'attività fiorentina degli anni trenta con la presenza del trittico della chiesa di San Procolo di Firenze, oggi agli Uffizi, con Madonna e santi (1332), dai tratti assottigliati e ingentiliti. Il rientro a Siena è testimoniato dal ciclo di affreschi di San Galgano a Montesiepi, recuperato con le sinopie, e da una serie di capolavori, che costellano il percorso del pittore sino e oltre gli affreschi con le Allegorie del Buono e Cattivo governo.

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