Una rete di editori contro gli abusi di Amazon

Una rete di editori contro gli abusi di Amazon
23 Dicembre Dic 2017 23 dicembre 2017

La rottura tra l'editore e/o (che pubblica Elena Ferrante) e Amazon ha fatto balzare agli onori delle cronache editoriali una questione irrisolta che torna di attualità a intervalli regolari: il rapporto tra il colosso di Seattle e gli editori

La rottura tra l'editore e/o (che pubblica Elena Ferrante) e Amazon ha fatto balzare agli onori delle cronache editoriali una questione irrisolta che torna di attualità a intervalli regolari: il rapporto tra il colosso di Seattle e gli editori. La collaborazione con Amazon, così come quella con Google News per i giornali, è un tema che ogni editore, grande o piccolo, prima o poi deve affrontare. La quota di mercato dello store americano, le richieste degli autori e dei lettori, fanno sì che anche gli editori duri e puri debbano, se non piegarsi alle regole di Amazon, per lo meno scendere a compromessi poiché i libri, anche se non forniti direttamente, saranno comunque disponibili sul sito grazie a intermediari.

Nella maggioranza dei casi chi si rifiuta di vendere su Amazon non lo fa per un rifiuto aprioristico o per un preconcetto ideologico ma per ragioni commerciali. Partiamo dal presupposto che l'editore, oltre che un custode della cultura, è un imprenditore: non collaborare con il principale sito di vendite online è un danno ingente in termini economici. Il problema sorge perché le condizioni di vendita di Amazon sono sconvenienti a causa di una percentuale troppo alta trattenuta sul prezzo di copertina senza offrire servizi che la giustifichino. Se un distributore nazionale in libreria trattiene il 60% sul prezzo di copertina in cui sono comprese le quote della libreria (30% circa) e dei promotori, Amazon chiede circa il 50% senza dover corrispondere una percentuale ad altre librerie e soprattutto senza avere gli ingenti costi della distribuzione tradizionale. L'iter di un libro ordinato su Amazon è semplice: il cliente lo acquista, l'editore lo spedisce al magazzino di Amazon che a sua volta lo invia al lettore, è evidente che il 50% trattenuto è una percentuale troppo alta. Come si può risolvere questa situazione? In un solo un modo: fare rete tra editori chiedendo in modo unitario una revisione delle condizioni di vendita.

Se un singolo editore si opponesse ad Amazon ritirando dalla vendita i propri libri, il danno sarebbe più per il proprio catalogo che per il colosso statunitense; se invece la presa di posizione fosse condivisa dalla stragrande maggioranza degli editori italiani, sarebbe ben diverso. Mai come in questo momento di passaggio da un modello distributivo tradizionale a quello online è necessario collaborare per definire regole e condizioni chiare. In tal senso potrebbe essere una soluzione un tavolo di confronto con i rappresentanti degli editori (specialmente indipendenti) e Amazon Italia, un'iniziativa che potrebbe promuovere l'Aie per dare una maggiore istituzionalità. Al tempo stesso sarebbe opportuno avviare iniziative di sensibilizzazione dei lettori per trasmettere l'importanza ad acquistare i libri nelle librerie, veri presidi culturali nelle città, luoghi di incontro e confronto in cui si respira cultura trasmettendo sensazioni che vanno oltre l'asettica icona «acquista in un clic».

Francesco Giubilei, editore

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