Fede e mercato? Vanno nella stessa direzione

Fede e mercato? Vanno nella stessa direzione
30 Dicembre Dic 2017 30 dicembre 2017

Liberalismo e spiritualità avanzano di pari passo anche se la Chiesa oggi pare averslo dimenticato

Il nuovo lavoro di padre Robert Sirico, A difesa del mercato. Le ragioni della libertà economica (Cantagalli, pagg. 264, euro 17), esce in un momento particolare della storia della Chiesa. Con il papato di Francesco, in effetti, si sta assistendo a una netta offensiva ideologica che sembra volere archiviare molte conquiste degli ultimi decenni: soprattutto se si pensa a talune encicliche di Giovanni Paolo II, davvero critiche verso ogni forma di socialismo e burocratizzazione della società. Mentre in passato il mondo cattolico aveva mostrato forte attenzione per le ragioni della libertà umana e aveva saputo valorizzare lo spirito creativo che informa l'universo delle imprese, oggi in Vaticano sembra prevalere un populismo schierato con il potere: che invoca di continuo lo Stato e chiede una sempre maggiore invadenza di politici e funzionari statali nelle attività economiche e sociali.

Con grande equilibrio e mostrando il necessario rispetto che un sacerdote deve verso le proprie gerarchie, in questo volume padre Sirico racconta la sua esperienza personale e difende i propri convincimenti di uomo di fede e d'intellettuale liberale: senza concedere nulla allo statalismo, all'egualitarismo, alla controcultura.

Come spiega in pagine assai efficaci, da giovane egli era stato un militante di sinistra. Aveva lasciato la pratica cattolica (le radici di Sirico sono italiane e, più specificamente, campane) e aveva abbracciato, come tanti suoi coetanei, una militanza progressista volta a rigettare i valori di libertà e responsabilità su cui l'Occidente ha costruito le proprie fortune. In quegli anni, si era appassionato a Herbert Marcuse e aveva conosciuto perfino Jane Fonda, aveva militato nei gruppi più estremisti del partito democratico e fatto battaglie per i diritti dei gay. Fino al giorno in cui incontrò un conservatore intelligente che lo spinse a rivedere le sue convinzioni in tema di società, proprietà e mercato, indirizzandolo verso una generale revisione ideologica che, in seguito, lo condurrà a riscoprire le stesse ragioni del cristianesimo.

Quell'esperienza personale è all'origine non solo di una conversione e della decisione di farsi sacerdote, ma anche di un'originale militanza ideale. Nel 1990, infatti, padre Sirico creò l'Acton Institute, un think tank che si batte per sottolineare le buone ragioni della libertà economica e per riunire quanti ritengono che tra mercato e fede cristiana non vi sia incompatibilità. Come spiega nel suo nuovo libro, «è più pericolosa l'ideologia del collettivismo della disuguaglianza materiale in quanto tale». Da sacerdote preoccupato delle molte sofferenze degli ultimi della terra, egli sente di dovere apprezzare i buoni frutti del commercio internazionale, così come vede maggiori possibilità di crescita e promozione umana quando la creatività è in grado di esprimersi appieno attraverso la libertà economica, senza dover subire le limitazioni imposte da interventi e regolamentazioni statali.

Secondo Sirico, gli obiettivi che stanno tanto a cuore a molti cristiani possono essere più facilmente raggiunti entro un quadro di pluralismo economico e responsabilità: perché se la carità è degna di rispetto, il welfare State è tutt'altra cosa, dato che implica un coacervo di norme e imposte destinato a intralciare la vita di tutti e specialmente dei poveri. Consapevole che molta parte del mondo cattolico è pregiudizialmente avversa alle diseguaglianze, Sirico dedica una particolare attenzione al tema, parlando della volontà di eliminare le differenze come di un vero e proprio «idolo». Quel termine non è scelto a caso, poiché egli ha ben chiaro come l'egualitarismo sociale sia strettamente collegato alla negazione di ogni divinità: l'uomo moderno punta all'eguaglianza perché, dopo avere «ucciso» Dio, vuole liberare la scena da ogni altra altezza e da ogni altra diversità.

La volontà di rifiutare limiti e insufficienze comporta il venir meno di ogni stratificazione sociale e trascendenza.

Mostrando un ammirevole coraggio intellettuale, Sirico non solo difende l'ideale del mercato, ma scende poi nel concreto, senza evitare i temi più spinosi che scandalizzano i benpensanti e sfidano i luoghi comuni.

E così in un capitolo mostra come l'ambiente sia minacciato dall'interventismo pubblico e dalle burocrazie più che dalle imprese, e in un'altra sezione spiega come per avere una buona sanità si debba lasciare il massimo spazio possibile alla libertà d'iniziativa. Perché ogni sistema sanitario funzionante esige responsabilità e concorrenza, ma tutto ciò è impossibile dove prevalgono l'imposizione e le logiche dei funzionari pubblici. Sirico parla ai cattolici, per mostrare loro che non devono pensare alla libertà «in astratto» (secondo schemi stantii) e poi calpestarla nel concreto: difendendo ogni espansione dello Stato e ogni riduzione della nostra capacità d'iniziativa.

Ma con questo suo libro egli intende parlare anche ai liberali, per ricordare loro che quando la libertà viene separata dalla fede ne soffrono sia l'una sia l'altra.

Sono passati molti anni da quando quel giovane italoamericano cominciò a riflettere in maniera più autentica sul significato della libertà e, soprattutto, dell'esistenza umana: allontanandosi dagli equivoci della sua confusa militanza a sinistra. Quelle intuizioni hanno però mobilitato energie che ancora producono frutti, nello sforzo di costruire una società più libera e più umana.

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