"Per la Borsa 2018 positivo ma la Bce non basterà più"

Per la Borsa 2018 positivo ma la Bce non basterà più
9 Gennaio Gen 2018 13 giorni fa

"I mercati lasceranno l'autostrada della liquidità per seguire la statale dei profitti. Bolla? Non c'è, però serve prudenza"

L'inizio del nuovo anno in Piazza Affari è stato scoppiettante. Andrà avanti così? Cosa si aspetta Gianni Ferrari, consulente finanziario, già direttore investimenti di banche e sim, per questo 2018?

«Il sillogismo aristotelico delle Borse dice che choc a parte esse salgono se le aziende quotate producono utili, se i tassi di interesse a cui attualizzare questi utili sono bassi e se è presente molta liquidità nel sistema. Siccome queste tre condizioni, già presenti lo scorso anno, permarranno anche nel 2018, se ne ricava uno scenario di consenso, piuttosto unanime, che vede i mercati azionari con ottimismo. Io lo condivido, ma aggiungo l'aggettivo cauto».

È un avviso ai naviganti?

«Dal 2009 ad oggi la Borsa americana è quadruplicata e quella tedesca triplicata. E ciò in una congiuntura non florida. È chiaro che sono state spinte più dalla grande massa di liquidità iniettata dalle Banche Centrali che non dalla crescita economica. La liquidità è tutt'ora elevatissima, ma nel giro di un anno si raggiungerà il punto di flesso. Ecco: se le Borse vorranno continuare a salire anche nei prossimi anni dovranno abbandonare la comoda autostrada della liquidità e percorrere la strada statale degli utili aziendali».

C'è una bolla speculativa legata ai rialzi di questi ultimi anni?

«No. A livello di valutazioni forse siamo un po' tirati, ma non in bolla. Ma al di là dell'aspetto tecnico, considererei un altro fattore. E cioè che di questi rialzi non sono in molti ad averne goduto. Si pensi che dalle statistiche diffuse per la Giornata mondiale del risparmio risulta che oltre i due terzi dell'ingente mole di risparmio degli Italiani è investita in strumenti che rendono poco o niente: conti correnti, depositi postali o titoli di Stato».

In altre parole molti, per paura o perché mal consigliati, vedono le Borse salire, ma si accontentano di rendimenti inferiori all'1 per cento.

«Esattamente. E visto che sono appena entrate in vigore le normative Mifid 2 è giusto ricordare che per investire in strumenti a più alto rischio occorre avere, appunto, un'adeguata propensione al rischio. In altre parole, il pericolo è che solo perché i Btp daranno ancora rendimenti da zero virgola, allora tutti, anche i neofiti, corrano a comperare azioni adesso che il grosso dei guadagni è già stato realizzato».

Piazza Affari sarà correlata agli altri principali mercati azionari, o avrà la sua peculiarità nelle elezioni politiche di marzo?

«Bisogna chiarire: esistono due Piazza Affari. Una è quella rappresentata dall'indice Mib 40, molto legata ai titoli finanziari e bancari, che oggi quota 22-23mila punti mentre 10 anni fa era a 45mila. Poi ci sono alcuni titoli industriali, le multinazionali tascabili, alcune piccole e medie capitalizzazioni, che negli ultimi 2-3 anni sono cresciuti anche del 2-300 per cento. La realtà è che, per i portafogli internazionali, noi siamo visti un po' come un mercato residuale e ciò a causa del macigno del debito pubblico e della cronica instabilità politica. Le elezioni politiche non possono cambiare di molto questo quadro. Certo, se uscirà un risultato chiaro ed europeista, sarà bene accolto dai mercati».

Super euro e dollaro debole: verso quale equilibrio si andrà nel 2018?

«L'anno scorso sembrava preferibile il dollaro, sia in ottica di differenziale di tassi d'interesse, sia come diversificazione valutaria. Invece i risultati elettorali moderati e la maggior ripresa economica hanno messo le ali all'euro. Anche quest'anno, in teoria, i fondamentali sono a favore del dollaro, grazie alla riforma fiscale e al rimpatrio agevolato di capitali negli Stati Uniti. Ma i trend grafici danno, per ora, l'euro in ulteriore recupero».

Capital gain al 26%, Tobin Tax, tassi di interesse a zero, costi di intermediazione. Il rendimento è diventato un miraggio? Come si va a ottenerlo, a cercare di arrivare al 4, magari 5%?

«Con una gestione attiva di portafoglio. Sarò chiaro: come già l'anno scorso, anche per quest'anno prevedo un ulteriore rialzo dei mercati azionari, ma non credo ad un atteggiamento da cassettista. Ci guadagneremo il rendimento con il sudore della fronte, cavalcando il ritorno della volatilità, internazionalizzando gli investimenti e senza farci spaventare troppo dai saliscendi di mercato. Anzi sfruttandoli».

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