«Violentato in carcere» Hosni portato in Mangiagalli

10 Gennaio Gen 2018 14 giorni fa

Paola Fucilieri

«Sono stato violentato qui in carcere. Aiutatemi». Lunedì mattina ha chiesto di essere portato in ospedale per farsi visitare e curare. Parliamo di Ismail Tommaso Hosni, il 20enne italo tunisino arrestato il 18 maggio per aver ferito due militari e un agente della Polfer in stazione Centrale. Il giovane è accusato di tentato omicidio, lesioni e resistenza, mentre è indagato per terrorismo internazionale in un altro filone dell'inchiesta aperta suo carico dalla Procura di Milano: aveva postato su Facebook video inneggianti all'Isis e un commento che recitava: «Il più bell'inno dell'Isis che abbia mai sentito in vita mia».

Dopo la sua richiesta di soccorso l'uomo è stato portato dal carcere di San Vittore all'ospedale Niguarda e da lì alla clinica Mangiagalli dove sarebbe tuttora ricoverato per una serie di accertamenti svolti dal centro anti violenza pubblico Svsd (Soccorso violenza sessuale e domestica).

Il 22 novembre, avanti al gup Roberta Nunnari, durante la prima udienza del processo con rito abbreviato, Hosni aveva chiesto personalmente di poter andare in comunità terapeutica per essere curato. In aula si discusse anche la perizia, disposta sempre dal gup, che aveva stabilito che la capacità di intendere e di volere del giovane era «grandemente scemata al momento del fatto». La relazione aveva valutato però anche che l'italo tunisino, che si trova in cella da quasi otto mesi ed è in terapia farmacologica da uno psichiatra, è «capace di stare in giudizio», ossia di affrontare il processo. La seconda udienza del procedimento è prevista per l'8 febbraio.

Nel documento dei periti sul vizio parziale di mente (che potrebbe portare a uno sconto sulla pena) si parla anche di un «ritardo» nello sviluppo mentale di Hosni, di un disturbo della personalità, oltre al fatto che nel corso dell'aggressione in stazione Centrale era sotto l'effetto di cocaina che avrebbe influito sul suo equilibrio psichico.

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