La grande corsa delle banche per smaltire le sofferenze

La grande corsa delle banche per smaltire le sofferenze
11 Gennaio Gen 2018 11 giorni fa

Mps cede 25 miliardi di deteriorati. Si muove anche Intesa. Gli istituti approfittano delle nuove norme contabili

Entra nel vivo la corsa delle banche italiane a scaricare le sofferenze, accelerando la pulizia dei crediti deteriorati che ancora zavorrano i bilanci. L'obiettivo è approfittare delle nuove norme contabili europee e cogliere l'attimo prima che le elezioni di marzo ed eventuali nuove «bizze» della Bce facciano tornare la tempesta sul mercato .

A novembre 2017 le sofferenze in capo alle banche italiane sono diminuite del 6,4% su base annua (erano scese del 5,5% nel mese precedente), ha reso noto ieri Bankitalia. Ma il numero è destinato a scendere ulteriormente considerando quanti pacchetti di deteriorati hanno cominciato a scaricare sul mercato le big del credito. Ieri è decollata la cartolarizzazione del Monte dei Paschi: in mattinata Quaestio Capital Sgr ha completato l'investimento da 805 milioni in una tranche della cartolarizzazione di circa 25 miliardi di crediti lordi di Mps. E un altro «pacchetto» verrà acquistato entro il primo semestre. Il titolo dell'istituto di Rocca Salimbeni ha subito brindato alla notizia ingranando la marcia dei rialzi a Piazza Affari e ha chiuso con un +3,3 per cento. Dopo poche ore sul mercato è arrivato un altro annuncio: Intesa Sanpaolo «sta considerando la cessione di un portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo nell'ambito del prossimo piano di impresa», ha scritto il gruppo guidato da Carlo Messina in una nota. Sottolineando che «tali opzioni non modificano l'impegno di distribuire 3,4 miliardi di euro di dividendi cash per l'esercizio 2017, che viene confermato». Intesa ha dunque già avviato trattative con la svedese Intrum Justitia per vendere la piattaforma dei non performing loans.

Perchè questa corsa? Quale finestra di opportunità si aperta? La prima ragione, spiegano gli analisti, è l'entrata in vigore da questo gennaio dei nuovi principi contabili Internazionali Ifrs9 che consente di procedere ad accantonamenti sui crediti deteriorati senza avere addebiti sul conto economico ma con una decurtazione una tantum del patrimonio. «Con l'applicazione immediata dell'Ifrs9, siamo in grado di poter alzare il target di piano di cessione di Npl, senza impatto sul conto economico, di almeno altri 3 miliardi, portandolo da 8 ad almeno 11 miliardi», ha infatti spiegato in una recente intervista Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm che a fine dicembre ha ceduto due portafogli di crediti non garantiti del valore nominale complessivo di circa 1,8 miliardi lordi. Anche Unicredit, nell'investor day del 12 dicembre a Londra, ha annunciato di contabilizzare nel quarto trimestre del 2017 l'effetto dell'Ifrs9 quantificandone l'impatto sul capitale.

Non solo. Il momento per vendere i crediti sul mercato è favorevole: al vertice dell'Eurotower c'è ancora Mario Draghi, lo spread è sotto controllo, con la chiusura di ieri (nettamente sopra i 23mila punti) l'indice Ftse Mib di Piazza Affari è ai massimi dall'agosto 2015. E anche il Btp a 20 anni emesso ieri dal Tesoro ha già raccolto più di 30 miliardi di euro di ordini. All'orizzonte ci sono però le eventuali tensioni sui titoli sovrani con il voto del 4 marzo che avrebbero effetti immediati sul sistema bancario. Va dunque colto l'attimo. Anche in vista delle nuove regole sulla valutazione delle sofferenze che arriveranno a marzo 2018: la stretta annunciata per gennaio dalla Vigilanza di Daniele Nouy è stata rinviata dopo lo stop al cosiddetto «addendum» arrivato dal Parlamento europeo ma un intervento, sebbene meno oneroso, ci sarà.

La prossima settimana si terrà in Bankitalia il primo confronto dell'anno tra le grandi banche italiane e Nouy proprio per riprendere il dialogo sui crediti deteriorati.

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