La ricetta del Milan: "Squadre con sei italiani per salvare la Nazionale"

La ricetta del Milan: Squadre con sei italiani per salvare la Nazionale
11 Gennaio Gen 2018 10 giorni fa

Massimiliano Mirabelli: "Rifarei gli stessi acquisti, scommetto su Silva e Calhanoglu. E segnatevi un nome: Plizzari"

Caro Mirabelli, lei è il responsabile numero uno del mercato del Milan: molti soldi spesi e pochi risultati. Come si difende?

«Con le cifre autentiche del mercato e con una speranza».

Avanti con i numeri allora

«Il Milan ha speso per gli acquisti 230 milioni e ha incassato dalle cessioni 70 milioni. Il saldo negativo è di 160 milioni, la cifra che il Barcellona ha appena investito per un solo calciatore, Coutinho. Non solo. Vorrei aggiungere altri due elementi».

E cioè?

«Abbiamo avuto zero euro per le commissioni agli agenti e zero gli euro concessi per incentivi all'esodo, che vuol dire la partenza di calciatori sotto contratto».

Tutto qui?

«C'è dell'altro. In cassaforte abbiamo messo il rinnovo dei contratti di Donnarumma, Calabria, Suso, Cutrone e Plizzari il giovane portiere che sta facendo benissimo con la Ternana e del quale presto sentirete parlare. Chiedo agli esperti del ramo: quanto valgono questi contratti? Questo è il patrimonio garantito al Milan di domani».

Se potesse tornare indietro, quale acquisto non rifarebbe?

«Le rispondo con convinzione: nessuno. Il motivo è semplice: perché sono convinto d'aver costruito uno zoccolo duro per il futuro del Milan. E sono altrettanto convinto che col tempo otterremo dai più chiacchierati, e parlo di Andrè Silva, Biglia, Kalinic, Calhanoglu, il rendimento standard che è di gran lunga superiore a quello attuale. Cambierei solo una modalità».

Quale?

«Avrei meno fretta su alcune scelte gestionali».

Su quale degli arrivi più discussi è pronto a scommettere ancora?

«Su Andrè Silva e Calhanoglu».

Farete ritocchi a gennaio?

«Solo qualche cessione. La nostra è una gestione rigorosa in perfetta sintonia con le regole dell'Uefa».

Montella, prima di lasciare Milanello, ha messo in dubbio la sua responsabilità sul mercato: era d'accordo o no?

«La condivisione è stata totale, ho conservato alcuni sms dei giorni dedicati alla trattativa per Bonucci».

Passiamo a Gattuso: era già il candidato designato quando arrivò per allenare la Primavera?

«Assolutamente no. È stata invece l'occasione per apprezzare il suo lavoro alla Primavera che è partita male e si è rialzata alla grande, oltre che la qualità del suo staff. Quando con la proprietà è maturata l'idea di cambiare tecnico, David Li mi disse: scelga chi vuole in una platea molto larga. Ho scelto Rino, mi sono assunto la responsabilità e sono contento di come sta lavorando. Siamo due maniaci del lavoro e alla fine di ogni lunga giornata lui mi dice in dialetto calabrese: mi sta portanno finito, che vuol dire mi stai sfinendo».

A proposito dei cinesi, come funziona il rapporto?

«Bene. Con David Li vediamo insieme partite e allenamenti, è uno che se ne intende di calcio».

Come finirà il tormentone Donnarumma?

«La questione è di una semplicità unica. Quando ci siamo trovati dinanzi al bivio, abbiamo scelto di rinnovare con Donnarumma. Lui ha fatto altrettanto e non ha mai cambiato idea. Anzi l'ha messo per iscritto e a Firenze, il giorno del suo compleanno, ha ribadito il proprio intento. Vorremmo che finisse con noi la sua carriera».

Come si risolve la concorrenza con i club stranieri che possono spendere delle fortune sul mercato?

«È il caso, non avendo sceicchi a disposizione, di farsi venire qualche idea. E immaginare riforme che consentano al calcio italiano di competere in Europa rilanciando le quotazioni della Nazionale dopo la dolorosa esclusione dal mondiale. Una proposta potrebbe essere la seguente: liberalizzare il numero degli stranieri extra comunitari, fissare la rosa a 25 unità con l'obbligo di schierare 6 italiani in campo. Si metterebbe così in moto un meccanismo virtuoso capace di coinvolgere anche gli altri campionati spingendo le società a coltivare i settori giovanili e garantendo ai club il volume d'affari».

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