Le scritte "rosse" diventano "fasciste"

Le scritte rosse diventano fasciste
11 Gennaio Gen 2018 11 gennaio 2018

La Rozza censura le minacce comuniste a Quarto Oggiaro, ma sbaglia indirizzo

Anarchici, antagonisti, autonomi, o magari comunisti. Sì, comunisti. Le parole ci sono, bisogna solo volerle usare. Così si potrebbero chiamare le frange della sinistra che girano intorno ai centri sociali, gli estremisti che non accettano il gioco democratico e il verdetto delle urne, i «bravi ragazzi» che non rispettano le istituzioni e spesso neanche le regole del vivere civile. Loro stessi si autodefiniscono facendo appello alle categorie della sinistra. Sono quelli che occupano abusivamente gli spazi pubblici, quelli che imbrattano la città con scritte stupide prendendo a pretesto i cortei per la scuola o per chissà cos'altro. Sono quelli capaci di andare a minacciare sotto casa un presidente di Municipio «colpevole» di averli sgomberati restituendo alle associazioni sportive del quartiere uno dei pochi campi sportivi della Zona. Appartengono a quell'area gli imbrattatori delle sedi politiche, e i demolitori dei gazebo di Fdi - ieri perfino Casa Pound ha denunciato minacce a un gazebo di Inzago - e probabilmente anche coloro che ieri a Quarto Oggiaro hanno vandalizzato con bombolette spray scuole e negozi, pensiline Atm e cortili di case popolari appena ristrutturati, parrocchie e facciate dei condomìni, come denunciato dal presidente del Consiglio municipale 8 Fabio Galesi. Il sindaco ha parlato di una «azione contro il bene comune, intollerabile e insensata». Il segretario del Pd Pietro Bussolati di «scritte violente e slogan anarchici che rievocano un passato fatto di odio e contrapposizione». L'assessore alla Sicurezza Carmela Rozza, peraltro ben provvista di pragmatismo e onestà intellettuale, parla invece di una «bieca azione fascista».

Non c'è bisogno di avere inclinazioni nostalgiche - che peraltro sono più rare di quel che si dice - per ravvisare in questa definizione una buona dose di ipocrisia politica, pari a quella del Pd che pochi giorni fa ha definito «di matrice fascista» gli slogan antisemiti risuonati nel corso di un corteo pro Palestina in cui sventolavano - invece - delle belle bandiere rosse. Lo stesso riflesso era stato denunciato dopo le devastazioni del maggio 2015, quando l'allora capogruppo di Sel, Mirko Mazzali, dovette avvertire che parlare di «fascisti» equivaleva a rimuovere il problema. Un po' come faceva l'assessore, un altro, che bollava i davastatori come «teppisti fasci», rimuovendo - appunto - il problema degli antidemocratici, dei violenti, dei teppisti, ma di sinistra.

Il centrodestra ha ovviamente attaccato, facendo leva sul doppiopesismo altrui. «Ci voleva la denuncia di un esponente Pd perché il sindaco Sala si rendesse conto della pericolosità dei centri sociali» ha detto il capogruppo Fi Gianluca Comazzi, mentre il vice Alessandro De Chirico ha attribuito questo «clima politico» che si respira a Milano a «chi oggi amministra la città». Riccardo De Corato ha sottolineato che «il sindaco parla genericamente di vandali e l'assessore addirittura di fascisti». «Non sono capaci di ammettere che a deturpare la città sono i centri sociali, ci mancherebbe». E intanto va in Consiglio un ordine del giorno - blindato - per chiedere un «certificato antifascista» a chi chiede spazi e patrocini. Mentre sarebbero esenti da questa gravosa incombenza ideologica i centri sociali alleati del racket dell'abusivismo o i fanatici artefici dei vergognosi slogan antisemiti in piazza Cavour.

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