Vive la France, argine ai puritani

Vive la France, argine ai puritani
11 Gennaio Gen 2018 11 gennaio 2018

Ci voleva la Francia, patria della libertà e del piacere, con la sua capacità di proporsi sulla scena del mondo come «eccezione culturale». Ci volevano donne francesi come Catherine Deneuve e Catherine Millet, l'autrice del provocatorio La vita sessuale di Catherine M., per alzare, in una lettera a Le Monde, la prima forte parola di ribellione contro l'ondata di nuovo puritanesimo, ipocrita e al suo fondo repressivo, in cui si è trasformato, dopo il caso Weinstein, il movimento detto #metoo. Che poi vuole dire «anche io». E non fa venire in mente soltanto una voglia di sacrosanta solidarietà tra chi subisce ingiustizie, ma anche una voglia meno nobile di saltare su un carro mediatico fortunato e procacciatore di applausi.

Le firmatarie della lettera a Le Monde non si prestano a confondere violenza sessuale con molestie, con proposte più o meno indecenti (ricordate quella di Robert Redford a Demi Moore in un film di altri tempi?) e perfino con qualche eccesso di galanteria. E vanno oltre: rivendicano la libertà amorosa della donna, la bellezza di poter decidere con la propria testa quale gesto di corteggiamento accettare e quale rifiutare. Nelle femministe americane c'è, forse involontaria, un'ansia di castrazione, una pulsione di odio contro il maschio, che nei casi estremi rischia di diventare odio contro tutto ciò che contraddistingue l'umano, il gioco amoroso con le sue sfide, le sue scelte, i suoi abbandoni, i suoi piaceri e persino le sue lussurie. Privati di tutto ciò, gli esseri umani diventano degli zombie, dei robot.

Il rischio è che anche in Italia tutto questo confessarsi in pubblico di attrici, attricette, miss e attempate madame a proposito di molestie subite spesso in un lontano passato, faccia finire in seconda linea le più crude forme della violenza sulle donne: i mille volte odiosi femminicidi, i mille volte odiosi stupri, che vediamo consumarsi con frequenza terribile nelle case e nelle strade delle nostre città. Il diffondersi di una cultura para-camorristica della donna come oggetto di possesso. Le discriminazioni anche economiche sul lavoro.

Soltanto un fanatico puritano, un po' sciocco o infinitamente ipocrita, può pensare che una mano sulle ginocchia di una vicina di tavola sia un reato così grave da rientrare nella violenza e da rovinare la reputazione e la carriera di una persona. Il puritanesimo repressivo è l'ultimo e più inquietante frutto del politicamente corretto imperante da tempo nelle università americane. Le intellettuali francesi, a proposito dell'ondata purificatrice e delle confessioni pubbliche che contraddistinguono il movimento #metoo, hanno fatto balenare il fantasma di un clima da società totalitaria, prendendo forse il fenomeno sin troppo sul serio.

C'è un'altra eccezione culturale francese: la letteratura, il fatto che la classe dirigente francese legge e cita i grandi libri, e non soltanto i comici e i cantanti come da noi. Vorrei, a proposito di libertà femminile e di romanzi, invitare le giovani donne a leggere Madame Bovary di Flaubert. Non soltanto per le sue bellezze stilistiche. Ma per imparare qualcosa sulla vita. Emma, la protagonista del libro, proverbialmente una velleitaria sognatrice di provincia, già due volte adultera e finita in un abisso di rovina economica, va a chiedere un prestito a un vecchio notaio, che subito allunga le mani su di lei: è il sesso, bellezza! Ma lei fieramente, definitivamente, lo respinge. Un vero applauso per la povera Emma.

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