Amicizie e accuse: ecco perché Bergoglio non va in Argentina

Amicizie e accuse: ecco perché Bergoglio non va in Argentina
12 Gennaio Gen 2018 12 gennaio 2018

Bergoglio, da quando è stato eletto pontefice, non si è mai recato in Argentina. Accuse di peronismo e amicizie discusse. Ecco il perché del mancato viaggio

Papa Bergoglio sta per partire alla volta del Cile e del Perù. Un altro viaggio in sud America, dunque, che non interesserà l'Argentina. Francesco non si è ancora recato nella sua terra d'origine da quando è stato eletto al soglio di Pietro. Le tesi sul perché il pontefice non sia ancora tornato "a casa" sono molteplici e difformi. E proprio in queste ore i vescovi argentini sono tornati sul tema invitando a non strumentalizzare Bergoglio in riferimento alla loro nazione: "Una gran parte dei media - ha sottolineato la Conferenza episcopale argentina - si è concentrata maggiormente su eventi minori arrivando ad indentificare il Papa con determinate figure politiche o sociali". Alcuni - prosegue la nota riportata su Vatican News - "sono stati chiari affermando di non rappresentare o pretendere di rappresentare il Papa o la Chiesa. Senza dubbio, questa associazione costante ha generato molta confusione" e "deplorevoli distorsioni della sua figura e delle sue parole che arrivano persino all’ingiuria e alla diffamazione". Ma a cosa si riferiscono i vescovi argentini? Andiamo con ordine.

L'aspetto più problematico del passato del papa in Argentina riguarderebbe i presunti legami tra Bergoglio e la giunta Videla negli anni settanta. Un episodio, in particolare, risulta essere molto "chiacchierato": il 23 maggio del 1976, alcuni militari dell'esercito hanno fatto irruzione nelle baracappoli di Belén, a Buenos Aires: in quella circostanza sono stati imprigionati Orlando Virgilio Yorio e Francisco Jalics, due gesuiti. Secondo l'ex membro della Compagnia Miguel Ignacio Mom Debussy, Papa Francesco, che allora era il provinciale di Buenos Aires, non si sarebbe adoperato per la scarcerazione dei due e anzi avrebbe in qualche modo "ignorato" la vicenda. Tesi smentite dallo stesso Jalics, che in un intervento del 2013 ha "scagionato" il pontefice da qualunque accusa relativa a questa storia. Nessuna commistione, insomma, tra l'ex arcivescovo di Buenos Aires e la giunta militare. Il giornalista argentino Horacio Verbitsky aveva contribuito a svelare, ne "Il Volo", la persecuzione operata nei confronti degli oppositori alla dittatura militare:30mila vittime secondo alcune fonti, 8mila secondo altre. L'arcivescovo Bergoglio, però, si sarebbe adoperato in quegli anni per costruire una rete clandestina finalizzata alla difesa e alla fuga dei peseguitati. Perché allora il papa non si è ancora recato in Argentina? Le accuse di "destrismo" sono crollate, anche se alcuni continuano a definire Bergoglio un "peronista", e anzi è stato lo stesso papa, in un'intervista a La Civiltà Cattolica, a spiegare l'origine di certe etichette: i difficili rapporti con la Compagnia di Gesù avrebbero cooadiuvato la nascita delle "voci" sulle simpatie a destra di Bergoglio.

Le recenti prese di posizione dei vescovi argentini, secondo Sandro Magister, ma non solo, sarebbero in qualche modo riferibili agli amici di Francesco in Argentina: Juan Gabrois, in primis. Considerato come vicinissimo al pontefice, Gabrois ricopre attualmente l'incarico di consultore del pontificio consiglio della giustizia e della pace, ma è soprattutto la sua leadership politica a far discutere: è uno degli ispiratori dei "movimenti popolari" ed è il co-fondatore del Movimento dei Lavoratori Esclusi e della Confederazione dei Lavoratori dell'Economia Popolare. L "amico" di Bergoglio ha recentemente accusato il presidente Macrì di avere il vizio della "violenza". E la vicinanza tra i due fa sì che le dichiarazioni di Gabrois siano spesso associate, secondo i vescovi ingiustamente, alle posizioni del papa. Un'altra "amicizia" chiacchierata è quella con Gils Carbó. La donna in questione è una procuratrice discussa perché indagata per corruzione - si legge su Il Foglio - e soprattutto perché vicina politicamente a Cristina Kirchner. E poi ci sono il dirigente peronista Julio Barbaro, conoscenza di vecchia data del pontefice, e Hebe de Bonafini, una militante che ha fondato l'associazone "Las Madres de Plaza de Mayo", che si occupa di ricercare la verità sui desaparecidos e che si è più volte schierata politicamente contro Macrì. Infine c'è Gustavo Vera, militante socialista e ateo, che usa dare del tu al pontefice. Queste persone prendono posizioni, specie a mezzo stampa, creando "confusione" attorno a ciò che penserebbe Bergoglio sulle vicende politiche argentine. "Nessuno ha parlato o può parlare a nome del Papa", hanno specificato i vescovi argentini. Papa Francesco non è ancora riuscito a tornare in visita "dall'altra parte del mondo".

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