E l'Italia in 6 mesi può innescare un ribaltone tra gli allenatori

E l'Italia in 6 mesi può innescare un ribaltone tra gli allenatori
12 Gennaio Gen 2018 12 gennaio 2018

Da Spalletti a Sarri: tutte le big potrebbero avere un motivo per cambiare la guida tecnica in estate

Roberto Mancini si è autocandidato all'azzurro. Non per la prima volta. Altri non si sono ancora esposti e magari non lo faranno neppure. Però è un fatto che il valzer delle panchine può anche cominciare. Senza fretta, ma con la certezza che qualcosa di grosso potrà pure accadere. Perché verso fine stagione, quando magari gli obiettivi sognati saranno lì per andare a farsi benedire, anche alcune «grandi» potrebbero farsi tentare dal gusto del nuovo.

Senza escludere che siano alcuni tra gli stessi allenatori a volere cambiare aria: tre o quattro anni sulla stessa panchina, al giorno d'oggi, valgono il doppio di quanto valessero in altre epoche calcistiche. Motivo per cui, chissà: contratti in essere o meno, tanto potrebbe accadere. Anche alla Juventus, perché no. Dove Allegri ha contratto fino al 2020, pur essendosi chiesto dopo la finale di Champions persa a Cardiff se avrebbe avuto ancora senso continuare sulla panchina della Signora: al momento non si registrano mal di pancia né da parte sua né della società, però si sa che Simone Inzaghi è già entrato nei radar bianconeri e non è detto che ne esca tanto in fretta. Se comunque l'addio del tecnico livornese a Torino non è per adesso all'ordine del giorno, pare più facile immaginare che Conte saluti il Chelsea (scadenza 2019) e l'Inghilterra: non per le recenti baruffe con Mourinho, quanto perché l'Italia è sempre l'Italia e la panchina del Milan non così certa di essere occupata da Gattuso anche in futuro. Tutto rimane molto in divenire, ma proprio per questo nulla va escluso: nemmeno che il fumantino ex numero 8 bianconero possa nuovamente diventare il ct azzurro, visto che la Figc ha pure stanziato 10 milioni l'anno per un tecnico «pesante».

Si vedrà. Così come non sono da escludere sceneggiate in quel di Napoli: De Laurentiis e Sarri un po' si amano e un po' no, certo si punzecchiano da subito. La situazione contrattuale è per di più sempre avvolta da un certo alone di mistero: se poi non dovesse arrivare lo scudetto nemmeno quest'anno, viene difficile immaginare che i due possano andare ancora d'amore e d'accordo rifondando o quasi la squadra. Insomma: se arriverà l'agognato tricolore è probabile che il matrimonio prosegua, in caso contrario nemmeno tanto. Chi al suo posto, a quel punto? Mistero: più facile però pensare a un emergente (Giampolo?) che a un santone della panchina. Tra le grandi, restano poi Roma e Inter: fino a un mese fa Di Francesco e Spalletti parevano solidi come rocce, adesso un po' meno. Nessun funerale anticipato per nessuno, ci mancherebbe altro: però su piazza potrebbe per esempio esserci, dopo tanti anni trascorsi all'Atletico Madrid, un certo Diego Simeone. E non serve aggiungere alcunché, visto quello che El Cholo' ha rappresentato per il mondo nerazzurro. Senza Champions, Spalletti potrebbe rivedere il suo progetto interista. Quanto ai giallorossi, l'accordo con l'ex allenatore del Sassuolo scadrà nel 2019: non troppo in là, ecco. Come dire che anche eventuali scappatoie sarebbero più facili da trovarsi in caso di una seconda parte di stagione al di sotto delle aspettative.

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