La casa nell'era digitale. 999 domande sul futuro

La casa nell'era digitale. 999 domande sul futuro
12 Gennaio Gen 2018 12 gennaio 2018

In mostra le innovazioni sull'abitare di oggi. Tra design, tecnologia e progetti degli artisti

Più che una mostra è un grande laboratorio interattivo, dove la gente potrà guardare, toccare, sperimentare, ascoltare, lavorare e persino giocare. Protagonista, la casa del futuro, anzi del presente, perché come spiega il curatore Stefano Mirti, «nel futuro ci siamo già».

Siamo al primo piano della Triennale, dove oggi inaugura «999. Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo» (fino al 2 aprile). Una mostra che «parte dalle tre grandi innovazioni di questi anni: quella tecnologica, quella del costume, e i cambiamenti del concetto stesso di famiglia, quindi di casa», spiega ancora Mirti, architetto, direttore di Naba, insegnante di design in Bocconi ed esperto di social media (ha curato lui quelli di Expo 2015). Le regole sono ribaltate fin dal principio, perché, prosegue il curatore, l'interazione con il pubblico è iniziata «Quattro mesi fa su Facebook e Instagram: noi abbiamo posto delle domande, la gente ha risposto e ne ha poste altre. E se la casa fosse quello che sta fuori? E se gli spazi privati diventassero pubblici? Con chi abiterò domani? La casa è una funzione lineare della famiglia: e se la famiglia non c'è più?...». Il risultato si vede fin dalla prima sala in una suggestiva installazione con decine di schermi di smartphone che fanno da ponte fra il mondo digitale e quello reale. Poi si entra nel vivo del percorso, volutamente confusionale perché la contemporaneità è un sovraccarico d'informazioni, dove ogni visitatore può assemblarsi da solo il catalogo con le cose che più gli interessano. E iniziare a sperimentare. Scoprire come la manifattura diventa digitale. Come le cose che gettiamo nella spazzatura possono rientrare in casa come oggetti nuovi di zecca. Come si crea una «stanza per l'anima» con un telaio tridimensionale. Come vive la casa un malato di Alzheimer, e come la vive chi ci lavora. Come degli artisti contemporanei interpretano gli appartamenti di oggi. Come si torna bambini giocando con un «videogame» in cui si può distruggere e ricostruire la Triennale, o facendosi cullare dalle ninne nanne di tutto il mondo. E, ancora, si possono incontrare i 7 fotografi di Mofoco all'opera, o vedere come i confini fra spazi pubblici e privati sono sempre più fluidi.

«Il tema è l'innovazione dell'abitare, una grande narrazione in cui sono stati coinvolti i soggetti più diversi: aziende, attivisti, community, artisti... Ogni giorno ci sono 6 appuntamenti: laboratori, incontri, performance, e le attività sono aperte a tutti: non esiste l'area bambini perché tutto è pensato anche per bambini», conclude Mirti. «Questa è una mostra in cui è vietato non toccare».

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