Sì al "daspo" ai fascisti da Pd, sinistra e 5 Stelle. Ma è carta straccia

Sì al daspo ai fascisti da Pd, sinistra e 5 Stelle. Ma è carta straccia
12 Gennaio Gen 2018 12 gennaio 2018

Il consiglio approva i divieti a spazi e fondi. E il segretario generale ammette: inattuabile

Lo hanno ripetuto per un'ora di dibattito gli esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare e alla fine lo ha dovuto ammettere persino il segretario generale Fabrizio Dell'Acqua, a cui il centrodestra ha chiesto un parere in aula. L'ordine del giorno che vieta spazi, patrocini e contributi comunali a chi professa o pratica «comportamenti fascisti, razzisti, discriminatori verso ogni orientamento e identità di genere» - il cosidetto daspo ai fascisti che già ha sollevato polemiche prima di Natale - è inapplicabile. Tradotto dall'opposizione: un bluff o giusto un spot che la sinistra potrà servire ai suoi militanti in campagna elettorale. «L'odg non può essere attuato, anche se approvato, se contrasta con una o più leggi» ha dichiarato il segretario in aula e «non so quanto sarà facile comunque dargli attuazione, sarà difficile dimostrare preventivamente l'esercizio esercizio di un comportamento fascista o razzista a meno di condanne pregresse». Ma con 31 voti di Pd, sinistra radicale e Movimento 5 Stelle (che pure ha voluto ritirare la firma dal testo) l'odg è stato approvato dal consiglio. I leghisti sono usciti dall'aula, presenti ma astenuti la coordinatrice regionale Mariastella Gelmini e il capogruppo di Forza Italia Gianluca Comazzi, hanno votato contro gli azzurri Fabrizio De Pasquale e Pietro Tatarella, che durante il dibattito ha ripetutamente chiesto alla maggioranza di ritirare la proposta «perchè in contrasto con lo statuto del Comune che non richiede dichiarazioni vincolanti alle associazioni. Faremo firmare il codice antifascista anche a chi richiede la casa popolare?». Di più, nelle intenzioni del primo firmatario, il consigliere di Insieme x Milano David Gentili. «Gli organizzatori di eventi che chiedono spazi comunali dovranno firmare un testo sostitutivo dell'atto notorio in cui dichiarano di riconoscere i valori antifascisti, ma staremo attenti anche a cosa è già scritto negli atti costitutivi del gruppo e controlleremo che sui siti non ci siano riferimenti a proclami fascisti e razzisti». Matteo Forte (Milano Popolare) si stupisce che «non venga richiesto anche l'esilio per rifiuta di firmare il testo con il sangue. É un odg che introduce concetti da stato di polizia, poteva essere approvato in un Paese dell'Est prima del crollo del muro di Berlino». La sinistra aggiunge a parole - ma non corregge tecnicamente il testo - il riferimento all'episodio dello scorso 9 dicembre in piazza San Babila, «nel corso di una manifestazione convocata in solidarietà al popolo palestinese sono stati gridati per otto volte slogan antisemiti».

Sempre ieri il segretario del Pd milanese Pietro Bussolati ha dichiarato «intollerabile» la decisione di Fdi di presentare il fumetto «Sergio Ramelli, quando uccidere un fascista non era reato» il 17 gennaio a Legnano con il movimento di Lealtà e Azione «quelli che il 25 aprile omaggiano col braccio teso i repubblichini, le Ss, i gerarchi e i torturatori sepolti al Campo X del Cimitero Maggiore. Dar loro agibilità, legittimarli, è un atto gravissimo». Ribatte il capogruppo regionale Fdi Riccardo De Corato: Non ricordiamo analogo sdegno o vesti stracciate per la protervia dei centri sociali, degli anarchici, per le occupazioni abusive, per lo sdegno di via Gola, eppure il suo partito governa da 7 anni una città dove alla sinistra radicale è concesso di tutto».

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