Donald indigna il mondo Insulti agli immigrati poi fa marcia indietro

Donald indigna il mondo Insulti agli immigrati poi fa marcia indietro
13 Gennaio Gen 2018 13 gennaio 2018

Offese a chi proviene da Stati del terzo mondo Ma lui nega: «Registrerò i futuri incontri...»

D onald Trump per una volta mette tutti d'accordo. D'accordo, ovviamente, ad attaccarlo. Il presidente americano durante un incontro nello Studio Ovale con alcuni membri del Congresso ha utilizzato parole durissime contro gli immigrati, scatenando un'indignazione planetaria. «Perché gli Stati Uniti dovrebbero avere tutta questa gente che arriva da questo cesso di Paesi?», ha risposto, secondo le indiscrezioni del Washington Post, a chi gli chiedeva di riconsiderare la decisione di togliere lo status di protezione a migliaia di immigrati da Haiti, El Salvador e alcuni Paesi africani. Aggiungendo poi che l'America dovrebbe attirare più immigrati da paesi come la Norvegia. The Donald ha negato di aver fatto ricorso all'espressione shithole countries: «Il linguaggio che ho usato al meeting sull'accordo Daca (sui dreamer) è stato duro» ma «non ho usato quel linguaggio», ha scritto su Twitter. Precisando di non aver «mai detto niente di denigratorio sugli haitiani e niente di più di quello che è Haiti, un Paese molto povero e problematico». «Non ho mai detto buttiamoli fuori, ha continuato, accusando i democratici di aver montato ad arte le sue frasi: «Probabilmente dovrò registrare i futuri incontri, per sfortuna non c'è nessuna fiducia».

In realtà non sarebbe la prima volta che Trump usa termini forti. In passato ha definito i messicani stupratori e lo scorso giugno avrebbe detto che i 15.000 haitiani arrivati negli Usa nel 2017 «hanno tutti l'Aids». Molto diversa dalla sua ricostruzione, però, è quella del senatore democratico Dick Durbin, presente all'incontro. «La smentita è falsa», ha sottolineato, Trump «ha detto quelle cose e le ha dette ripetutamente». Parole «piene di disprezzo, abiette e razziste», ha ribadito, di fronte alle quali tra i presenti sarebbe calato il gelo. La maggior parte dei leader del partito repubblicano ha preferito non commentare, mentre il portavoce Gop della Camera, Paul Ryan, ha parlato di frasi «spiacevoli e inutili». Netta la condanna dall'ufficio per i diritti umani dell'Onu, il cui portavoce Rupert Colville ha definito i commenti «scioccanti e vergognosi»: «Non c'è un'altra parola da usare se non razzisti», ha precisato. L'Unione Africana da parte sua si è detta «allarmata». «Data la realtà storica di come molti africani sono arrivati negli Stati Uniti da schiavi, questa dichiarazione va contro qualsiasi comportamento e pratica accettati», ha detto la portavoce Ebba Kalon. E l'Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore, uno dei gruppi più influenti per i diritti civili negli Stati Uniti, ha accusato Trump di «ignorante, spietato e crudo razzismo». Il Commander in Chief, invece, ha poi precisato che «il cosiddetto accordo bipartisan sul «Deferred Action for Childhood Arrivals», il piano che tutela i dreamer, «presentato a me e a un gruppo di senatori e membri del Congresso repubblicani è stato un grande passo indietro». «Gli Usa sarebbero costretti a prendere un gran numero di persone da stati ad alta criminalità e messi male. Voglio un sistema di immigrazione basato sul merito e persone che contribuiscano a migliorare il nostro Paese», ha ribadito. E dopo la bufera, Trump si è dedicato ai controlli medici, al centro di un altro dibattito, quello se il tycoon è idoneo al suo ruolo. Per lui sono i primi esami medici da quando è presidente, e oltre 70 specialisti tra psicologi, psichiatri ed esperti di igiene mentale hanno scritto al suo dottore chiedendo di fare anche controlli neurologici.

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