Quei periti che di Modigliani periscono

Quei periti che di Modigliani periscono
13 Gennaio Gen 2018 13 gennaio 2018

Abbiamo aperto un dibattito sui «falsi» falsi di Modigliani, e abbiamo riscontrato un'indegna gazzarra sull'argomento, comprese posizione patetiche che si esprimono nelle classifiche su «il meglio e il peggio» del Giornale dell'arte dove, da personaggi inetti, è lapidato uno studioso serio come Rudy Chiappini. Un'inutile mattanza basata su improvvisazione, dilettantismo, esibizionismo che, invece di essere valutata oggettivamente, è stata favorita dal pressappochismo giudiziario di un pm che ha scelto come consulenti due dilettanti. Non è un'opinione, è un'evidenza. Ricordate la burla di Livorno? Ricordate le teste di Modigliani? Nessuno più di Modigliani è un artista-trabocchetto, di cui interessano più i falsi che gli originali. Un paradosso: il procedimento critico che io ho praticato tutta la vita è additivo: si scoprono opere nuove e si accresce la conoscenza degli artisti. Nel caso di Modigliani si procede all'inverso: anche opere di considerata bibliografia passano al vaglio di esperti improvvisati che assumono un'autorità che non hanno mai avuto, in nessuna materia. Dentro a questo mondo di sbandati ci sono i cosiddetti «esperti» o «periti» che non sono studiosi, che non hanno competenze specifiche, ma che vengono accreditati dalla loro stessa funzione. Su questo occorre indagare prima di sputtanare studiosi seri, e rovinare artisti importanti. E così un quadro buono diventa falso.

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