Schulz e la minestra riscaldata

Schulz e la minestra riscaldata
13 Gennaio Gen 2018 13 gennaio 2018

Alla fine il leader socialdemocratico ha scelto la strada della minestra riscaldata. Molti tra i suoi compagni di partito sono scettici e un primo giudizio si avrà il 21 gennaio al congresso della Spd

I n Germania una delle parole chiave della vita pubblica è «responsabilità». I tedeschi puniscono molto più degli italiani chi sembra privilegiare il tornaconto personale rispetto ai doveri dell'impegno politico. Lo sa bene Christian Lindner, leader della Fdp, il partito liberale: dopo quattro anni di traversata del deserto ha riportato i suoi in Parlamento. Un successo, senza dubbio. Eppure, da quando una sua decisione ha fatto naufragare, poche settimane fa, i negoziati per la cosiddetta coalizione Giamaica (Verdi, democristiani, liberali), il vento per lui è cambiato. I giornali lo fotografano mentre cammina da solo con lo sguardo pensoso e preoccupato. Scrivono che adesso ha dei seri problemi di credibilità e che nei sondaggi ha perso almeno il 3%. Il suo «no» è stato avvertito come un limite, un sottrarsi al dovere, quasi una diserzione.

Lo stesso problema aveva il leader del partito socialdemocratico Martin Schulz. Aveva giurato e stragiurato che non si sarebbe seduto di nuovo al tavolo della «Grosse Koalition» e alla fine ci è ricascato. Il malcapitato Schulz si trovava, come dicono gli inglesi, «between a rock and a hard place», o all'italiana, «tra l'incudine e il martello». Da una parte aveva la consapevolezza della diabolica capacità di Angela Merkel, quella di succhiare consensi ai propri alleati di governo. Una caratteristica che un esponente Fdp, il segretario del partito in Turingia, ha sintetizzato con una frase poco elegante e ormai rimasta agli annali: «Chi va a letto con questa cancelliera, finisce per morirne». Dall'altra però c'era il «rischio Lindner», quello di passare, appunto, per un politico non in grado di assumere le responsabilità a cui era stato chiamato. Alla fine il leader socialdemocratico ha scelto la strada della minestra riscaldata. Molti tra i suoi compagni di partito sono scettici e un primo giudizio si avrà il 21 gennaio al congresso della Spd. Una bocciatura, con la sconfessione della nuova «Grosse Koalition», potrebbe perfino fargli comodo: si sottrarrebbe all'abbraccio mortale di Angela senza portarne la colpa.

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