Se Facebook preferisce i gatti alle notizie

Se Facebook preferisce i gatti alle notizie
13 Gennaio Gen 2018 13 gennaio 2018

Facebook tira giù la serranda della sua edicola. La decisione di Zuckerberg somiglia a una resa: nei confronti dell'informazione e del politicamente corretto

Facebook tira giù la serranda della sua edicola. Il 2017 era iniziato con uno spauracchio mondiale. La grande bolla - ma anche la grande balla - delle fake news. Che cosa sono le fake news? Delle notizie false, delle bufale, delle balle come sopraddetto. Nessuna novità, come ha spiegato Lorenzo Del Boca in un suo recente libro, la storia è fatta di notizie false. Dalla notte dei tempi. Un esempio? Muzio Scevola non ha mai messo la mano sul fuoco. Era anche quella una fake news. Certo, allora non c'era Facebook e soprattutto non c'era Zuckerberg con le sue velleità da arbitro della verità mondiale.

Tra Muzio Scevola e Mark Zuckerberg - oltre a qualche migliaio di anni - è passato anche Donald Trump. Ed è proprio dopo la sua elezione che si è scatenato il putiferio sulle fake news e sul politicamente scorretto. Le menti più brillanti del mondo hanno iniziato a interrogarsi: come ha fatto a vincere questo buzzurro? Si sono anche risposti (inconsapevoli di avere creato una ennesima fake news): gli elettori hanno letto un mucchio di balle sui social network e hanno votato di conseguenza. Le felpette della Silicon Valley - tutte rigorosamente radical - hanno deciso di correre ai ripari, ma controllare una mole di miliardi di dati che vengono costantemente condivisi sui social non è umanamente possibile. E ora abbiamo capito che non è nemmeno tecnicamente possibile. Non ci riesce neppure l'algoritmo - nuova medicina omeopatica del mondo globale - a distinguere il vero dal falso. Così Facebook ha deciso di tagliare il problema alla radice: la foto del gattino di vostra zia sarà più visibile di un articolo che qualcun altro ha condiviso, magari vero e interessante. Al bando le notizie. Scelta legittima, perché Facebook è un'azienda privata. Ma la decisione di Zuckerberg somiglia a una resa: nei confronti dell'informazione e del politicamente corretto. Perché limitare la circolazione di notizie - siano esse belle o brutte, buone o cattive, vere o false - è come buttare via il bambino con l'acqua sporca. Il sindaco del mondo digitale ha deciso di spegnere i microfoni, di interrompere le trasmissioni per non finire di nuovo nel mirino di chi lo accusava di essere stato il megafono di cose che non si devono dire e di idee politicamente scorrette. E questa non è una notizia falsa, ma semplicemente brutta.

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