"Berlusconi non è indagato". I pm seppelliscono la bufala

Berlusconi non è indagato. I pm seppelliscono la bufala
14 Gennaio Gen 2018 14 gennaio 2018

Il procuratore di Milano Greco smentisce l'inchiesta sul Milan: nessun fascicolo, neppure conoscitivo

Una smentita tombale, che non lascia spazi a sottigliezze o vie di mezzo. L'inchiesta sulla cessione del Milan dalla Fininvest ai cinesi, annunciata in prima pagina ieri dalla Stampa e dal Secolo XIX evocando il fosco reato di riciclaggio, non esiste: lo afferma ufficialmente, a taccuini aperti davanti ai cronisti nel suo studio, il procuratore della Repubblica, Francesco Greco. La nuova «bufera su Berlusconi», precipitosamente lanciata dai siti Internet e raccolta al balzo da esponenti della sinistra, sparisce dall'orizzonte della campagna elettorale. La Stampa ribadisce: abbiamo due fonti che confermano. Ma la smentita di Greco sembra chiudere la partita.

La voce aveva cominciato a circolare la sera di venerdì, e dava addirittura Berlusconi per indagato. Interpellati da alcuni cronisti, Greco e il suo «vice» Fabio De Pasquale avevano smentito la circostanza. Ma ieri Greco va più in là: non solo Berlusconi non è indagato, ma è la indagine stessa a non esistere, neanche contro ignoti, neanche a livello esplorativo.

Della complessa trattativa per cedere il Milan, la Procura si è indubbiamente occupata: Greco ieri conferma di avere incontrato ripetutamente nei mesi scorsi l'avvocato Niccolò Ghedini, da cui ha ricevuto informalmente indicazioni sull'andamento della pratica. Incontri che nascevano dalle preoccupazioni della Fininvest sulla trasparenza dei propri interlocutori: «A un certo punto - racconta il procuratore - loro stessi volevano fare una segnalazione, perché se i soldi non arrivavano potevano diventare le parti offese. Ma poi c'è stato il via libera dalle banche e dalle autorità di vigilanza».

Ed è il placet degli organi di controllo, in particolare da parte dell'Uif (l'Ufficio informazioni finanziarie della Banca d'Italia) e dagli intermediari, ovvero le banche, il tasto su cui insiste Greco: «Gli intermediari hanno un obbligo di identificazione dei soggetti coinvolti, devono segnalare all'Uif se ci sono cose non chiare, a volte a noi viene chiesto di intervenire col freezing che è il blocco dei soldi». Nulla di questo è accaduto nella vicenda Milan.

E allora? L'unico dato che Greco non nega è la presenza in Procura di alcuni documenti relativi all'operazione: se non altro ci sono quelli consegnati da Ghedini nel corso degli incontri, oggettivamente un po' irrituali, dei mesi scorsi. C'è un rapporto della Guardia di finanza, che riprende le conclusioni positive dell'Uif. A questi potrebbero essersi aggiunte altre carte, verosimilmente provenienti da altre indagini già aperte sul mondo del calcio, come quella (destinata peraltro all'archiviazione) sulle aste per i diritti tv del campionato; e persino, negli ultimi tempi, un esposto presentato dal M5s. La tesi è che il pacchetto di controllo del Milan sia stato ipervalutato, e che nel prezzo finale di 740 milioni versato dall'imprenditore Yinghong Li una parte servisse a Fininvest per riportare in patria capitali. Ma è una tesi sgonfiata dagli accertamenti delle banche, tra cui Intesa, e dell'Uif.

Greco non chiude le porte a scenari futuri, nè potrebbe farlo: «D'altronde sapete che i tempi di riflessione di De Pasquale non sono brevi», dice, e suona come la conferma che da qualche parte, fuori da un fascicolo, delle carte ci sono. Ma la sostanza non cambia: almeno per questa volta, la campagna elettorale non avrà avvisi di garanza a carburare gli oppositori di Silvio Berlusconi. Intanto Ghedini definisce «surreale» l'insistenza della Stampa, e Marina Berlusconi, «indignata», sottolinea come il presunto scoop sia apparso su quotidiani appartenenti a Carlo De Benedetti.

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