Colonne e Corso Como dove spaccio e movida resistono anche ai blitz

Colonne e Corso Como dove spaccio e movida resistono anche ai blitz
14 Gennaio Gen 2018 14 gennaio 2018

Ennesimo pattuglione con arresti e sequestri. L'opposizione attacca: "Bisogna fare di più"

Spaccio e movida, un filo doppio che sembra quasi impossibile spezzare. Così è da sempre a Milano dalle Colonne a Corso Como, nonostante i controlli, nonostante i blitz. L'ennesimo nei giorni scorsi. Nel pomeriggio, rigorosamente in borghese, gli uomini dell'Ufficio prevenzione generale e delle «Volanti» hanno passato al setaccio la zona. E alle 19 sono iniziate le «grandi manovre». Con l'entrata in azione di una sessantina di poliziotti in tenuta antisommossa assieme a una decina di pattuglie dei vigili intenti a blindare la piazza. L'operazione interforze di venerdì sera contro lo spaccio e il degrado al Ticinese, voluta dal questore Marcello Cardona, è durata fino alle 23.30. I diversi punti di accesso alle Colonne di San Lorenzo e a piazza Vetra sono stati presidiati dagli agenti: nessuno poteva entrare mentre si svolgevano i controlli, compresi quelli con i cani antidroga. Il bilancio finale di questi blitz all'uomo della strada appare sempre modesto rispetto alle forze messe in campo. L'altra sera sono stati arrestati due marocchini per detenzione di droga (con il sequestro di 17 grammi di hashish), indagati altri tre nordafricani, mentre sono stati identificati in 21. Sta di fatto che, nonostante l'impegno indefesso che polizia, carabinieri e vigili urbani da anni profondono nel contrasto allo spaccio nelle zone della movida, in queste stesse aree si continua altrettanto alacremente e con successo a vendere droga.

«Anno nuovo e reati vecchi» sostiene polemico Riccardo De Corato commentando l'arresto, sempre da parte della polizia, nella notte tra venerdì e sabato, di un ghanese di 44 anni e di un 23enne di origine africana ma nato a Varese. In corso Como, altra zona «calda» della movida insieme al Ticinese, infatti, i due hanno rubato il cellulare a una italiana di 17 anni chiedendole 100 euro per la restituzione.

«Il servizio di controllo e prevenzione del territorio per contrastare il fenomeno dello spaccio di droga e i reati predatori, non sono ancora sufficienti. Serve uno sforzo maggiore» conclude il capogruppo di Fdi-An in Regione.

Carmela Rozza, assessore alla sicurezza del Comune di Milano, è molto prammatica sull'argomento. «Purtroppo dietro la movida c'è una categoria di persone che richiede il cosiddetto servizio completo, disposta a pagare fior di quattrini pur di approvvigionarsi anche di stupefacenti. È lo stesso discorso che sta dietro il fenomeno della prostituzione. Che non esisterebbe se non esistessero i clienti». «Il sentire comune se la prende con il piccolo pusher catturato al parco, che però rappresenta solo l'ultimo anello delle organizzazioni internazionali che organizzano lo spaccio di piazza in città - continua l'assessore - Le unità cinofile della polizia locale di Milano, con le quali si formano anche i vigili di Brescia, sono le uniche in Italia a dedicarsi così intensamente al contrasto dello spaccio. La droga c'è sempre, ma i nostri uomini controllano giardini e giardinetti per evitare che i bambini possano in qualche modo venire a contatto con gli stupefacenti. E il servizio funziona. Infatti quanto accaduto a Sesto San Giovanni a dicembre, dove un bimbo di 20 mesi si è intossicato in un parchetto ingerendo dell'hashish, a Milano finora è accaduto al massimo forse a qualche cane».

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