Le impronte digitali

Le impronte digitali
14 Gennaio Gen 2018 14 gennaio 2018

Premessa. C'era una volta La Stampa, autorevole e prestigioso quotidiano della casata Agnelli. I piemontesi gli avevano affibbiato il soprannome «la busiarda» (la bugiarda), non perché mentisse ai suoi lettori ma perché dava l'impressione di leggere i fatti secondo l'ottica dei suoi padroni, che erano poi i padroni dell'Italia intera. Altri tempi, altri uomini. Da qualche tempo La Stampa ha cambiato editore. Non più gli Agnelli ma Carlo De Benedetti, già proprietario della Repubblica, uno spregiudicato finanziere arrestato per tangenti e collezionista di fallimenti imprenditoriali che di recente ha incrementato il suo patrimonio giocando in Borsa una confidenza dell'allora premier Renzi sulla riforma delle banche popolari (cosa per cui è sotto inchiesta).

Perché questa lunga premessa? Perché La Stampa debenedettiana, ieri, ha aperto la prima pagina con uno scoop: la procura di Milano ha aperto un'inchiesta sul Milan e su Silvio Berlusconi per riciclaggio (la vendita della società al cinese mister Li). Parliamo di una notizia tosta, un ennesimo grave guaio giudiziario per il Cavaliere, per di più in piena campagna elettorale. O meglio, sarebbe stata una notizia tosta se vera. Il fatto è che si tratta di una notizia completamente, totalmente, inequivocabilmente falsa, come si legge in un comunicato della Procura di Milano. Un comunicato articolato e categorico, inedito per fermezza e precisione. Non c'è mai stata né c'è in corso alcuna indagine non solo su Silvio Berlusconi ma neppure sulla vendita del Milan. Per ore il sito della Stampa, che dava in grande evidenza la notizia, si rifiuta di pubblicare la smentita, e quando lo fa la chiosa per confermare, con tono imbarazzato, la veridicità di sue due - non meglio precisate - fonti, ovviamente per noi anonime. Probabilmente si tratta del vicino di casa o del portinaio dei giornalisti autori del falso scoop, perché al palazzo di giustizia tutti, ma proprio tutti, cadono dalle nuvole.

La domanda quindi è: perché La Stampa pubblica un falso di questa proporzione, per di più essendo stata informata in tempo - secondo alcune ricostruzioni - che si trattava di una bufala preconfezionata da qualche manina furba che ha trovato in giornalisti «così così» gli utili idioti del caso? La possibile faziosità e incapacità dei cronisti non è una risposta sufficiente. Una notizia di questo livello per essere pubblicata, per di più con l'evidenza con cui è avvenuto, ha bisogno di ben altri «via libera». Non sappiamo che cosa il direttore Maurizio Molinari e l'editore Carlo De Benedetti si siano detti in quelle ore, certo è che La Stampa si è prestata consapevolmente a fare da strumento a chi avrebbe voluto azzoppare Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni. Già, ma chi? Non lo so, però leggo in queste ore che Carlo De Benedetti, interrogato dai commissari della Consob per i suoi pasticci in Borsa, si vanta di essere il consulente primo di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi; so che De Benedetti in queste ore è furente per essere sulle prime pagine come possibile protagonista di un reato odioso; so che è uscito di matto quando ha sentito Berlusconi dire di lui: «L'hanno beccato con le mani nella marmellata«; so che sta rosicando nel vedere il suo arcinemico Silvio resuscitare e candidarsi a rivincere le elezioni; so che alcuni dei giornalisti e capi della Stampa coinvolti nella bufala sono suoi fedelissimi. Insomma, ne so abbastanza per vedere, pur non essendo un Ris, delle impronte digitali sul falso in questione.

E ai colleghi che hanno prestato la loro firma a questa inchiesta (uno dei quali, Paolo Colonnello è addirittura il capo del tribunale dell'Ordine che deve giudicare l'etica dei giornalisti lombardi) chiedo: cosa mi succede se io dico che La Stampa non è più un autorevole giornale ma un covo di giornalisti terroristi, e smentito dai fatti mi difendo sostenendo che me l'hanno detto ben due fonti (anonime) e che quindi la notizia è vera? Caro Paolo Colonnello, un caso del genere come lo risolveresti nel tribunale dell'Ordine dei giornalisti da te presieduto? Voi non siete più la simpatica «busiarda», voi pubblicate notizie false, altro che i depistaggi di Putin a favore di Trump, perché voi, sulla carta, dovreste essere giornalisti, financo se l'editore si chiama Carlo De Benedetti.

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