Lo sfogo del club: "Mai un giorno di pace"

Lo sfogo del club: Mai un giorno di pace
14 Gennaio Gen 2018 8 giorni fa

Rifinanziamento vicino, ora si temono complicazioni. Cda martedì

«Mai un giorno di pace». Quelli del Milan cinese non sono rimasti a guardare. Di primo mattino, informati dalla sera precedente, hanno preso le accuse strombazzate dalle due testate del gruppo De Benedetti, le hanno tradotte e le hanno spedite via mail in Cina. Già perché nemmeno Yonghong Li può considerarsi al riparo dalla bordata. I precedenti, in materia di reazioni agli attacchi mediatici, sono stati tutti scanditi dal solito, ineffabile silenzio persino quando i dubbi e le perplessità hanno riguardato la solidità economico-finanziaria dello stesso nuovo presidente rossonero. Ieri le fonti ufficiali del club hanno lasciato spazio alle dichiarazioni del dottor Francesco Greco, capo della procura della Repubblica di Milano, dell'avvocato Ghedini difensore storico del gruppo Mediaset e in particolari alla severissima intemerata di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest. Una chiosa del Milan sarebbe finita in fondo alle paginate di reazione.

Questo non significa che la tempesta di fango non abbia provocato preoccupazione alimentando, nel circuito social, persino la proposta di una class action di azionisti e tifosi. Il danno al Milan cinese, nell'occasione, più che alla squadra dove il guerriero Gattuso è impegnato in una faticosa e tormentata risalita della classifica, è prodotto in modo plastico e vistoso alla trattativa in campo da mesi, con Marco Fassone protagonista, per il rifinanziamento del debito di 303 milioni (più gli interessi maturati nel frattempo) acceso con il fondo americano Elliott in scadenza nel prossimo mese di ottobre. Una campagna stampa sull'opacità dei fondi utilizzati per l'acquisto del club (valutazione 740 milioni di cui 520 versati a Fininvest e 220 cancellati presso banche creditrici) oltre che sulla stessa valutazione (ai tempi Andrea Agnelli, presidente della Juve, rosicò non poco, ndr) non può che moltiplicare le difficoltà del negoziato.

Martedì è previsto, perché convocato in scontato anticipo, un cda rossonero per fare il punto sullo stato dell'arte della trattativa e sul completamento dell'aumento di capitale (le precedenti rate sono state puntualmente versate). La presenza dell'osservatore di Elliott, Salvatore Cerchione, in qualità di uditore già segnalato in precedenti circostanze, non è una novità. Semmai è la conferma che il fondo americano non ha alcuna intenzione di diventare proprietario del Milan né di procedere alla sua diretta gestione. Semmai è pronto a concedere qualche proroga per arrivare alla restituzione del debito. Le stesse voci che il figlio del maggior esponente del fondo, Paul Singer, fosse interessato a occuparsi di Milan, sono risultate destituite di fondamento. Marco Fassone è tra l'altro vicino a completare l'operazione di rifinanziamento che deve prevedere la concessione di una cifra più consistente (400 milioni) e di un periodo più lungo per la restituzione (5 anni). Il fondo inglese Highbridge, nel quale come si ricorderà ha preso a collaborare sul fronte immobiliare Antonio Giraudo, ha già garantito una parte cospicua della cifra (circa 270 milioni). All'appello, e alla chiusura del cerchio, mancherebbero dunque 130 milioni e quindi la necessità di coinvolgere un'altra banca da affiancare agli inglesi.

Se l'operazione risultasse sabotata da questa campagna anti-Berlusconi, chi potrebbe togliere dalla testa di Youghong Li e di Fassone d'aver ricevuto un danno mortale per il Milan?

Commenti

Commenta anche tu