Ferrero paga in contanti gli snack Nestlè

Ferrero paga in contanti gli snack Nestlè
17 Gennaio Gen 2018 17 gennaio 2018

Il gruppo italiano mette le mani su Crunch e altri 20 marchi made in Usa

Ferrero ce l'ha fatta. Le indiscrezioni si rincorrevano dalla scorsa estate, ma solo ieri sera è arrivato l'annuncio: il gruppo di Alba si porta a casa i dolci americani della Nestlè per 2,8 miliardi di dollari (pari a 2,3 miliardi di euro), divenendo così il terzo gruppo dolciario degli Stati Uniti subito dopo Mars e Hershey con cui fino all'ultimo ha duellato per Crunch e Butterfinger. Per Nestlé, che aveva messo in vetrina la divisione a giugno, si tratta della prima uscita da uno dei settori, quello dolciario, che ha concorso al suo successo.

La multinazionale svizzera ha comunque confermato che rimarrà nel business del cioccolato nel resto del mondo. Almeno per ora. Mark Schnieder, numero uno del gruppo di Vevey, ha infatti virato su prodotti più salutari, oltre che su caffè e alimenti per animali. Il prezzo riconosciuto da Ferrero per i venti brand di dolci della multinazionale svizzera (tutti eccetto KitKat su cui Hershey detiene i diritti del mercato Usa) che generano un giro d'affari di 900 milioni, è tutt'altro che a sconto: fino a pochi giorni fa infatti si parlava di un'operazione da 2 miliardi, massimo 2,5. Ma l'occasione era troppo ghiotta per il gruppo tricolore per lasciarsela sfuggire: gli Usa da soli valgono il 25% del mercato di dolciumi nel mondo e continueranno ad esserlo a lungo: secondo Reasearch and Markets, le vendite di caramelle e cioccolatini saliranno al ritmo dell'1,68% l'anno fino almeno fino al 2021 nonostante diete, ricerca di alimenti sani e a basso contenuto di zucchero oltre ai trend vegani. A fare la differenza, in una realtà sempre più complessa come quella a stelle e strisce (Hershey sta tagliando il 15% dei lavoratori, Lindt & Spruengli ha annunciato di aver registrato la crescita più debole degli ultimi otto anni), sarà la forza di mercato degli interlocutori.

Per questo Ferrero, che negli Usa è sbarcata nel 1969 con i Tic Tac e oggi ha due impianti produttivi sul territorio (altri tre li ha acquisiti con questa operazione), già da qualche tempo sta rafforzando la propria posizione, in un momento peraltro in cui il rally dell'euro ha reso più conveniente lo shopping Oltre Oceano. Negli ultimi due anni il gruppo piemontese ha conquistato Ferrara Candy, terza industria dolciaria Usa, per un miliardo circa e i cioccolatini di Fannie May per 115 milioni.

«Siamo entusiasti di aver acquisito il business dolciario di Nestè negli Usa che porta con sé un portafoglio eccezionale di marchi iconici ricchi di storia e di grande riconoscibilità», ha detto il presidente esecutivo Giovanni Ferrero che vede «nuove entusiasmanti opportunità di crescita nel più grande mercato dolciario del mondo». L'accelerazione oltre confine è stata iniziata nel 2011 e oggi il gruppo che ha creato la Nutella ottiene l'85% del giro d'affari (10,3 miliardi) dall'estero: 170 i Paesi in cui è presente.

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