I diari di Evelyn Waugh. Ovvero il "cinismo" dell'artista da giovane

I diari di Evelyn Waugh. Ovvero il cinismo dell'artista da giovane
26 Gennaio Gen 2018 26 gennaio 2018

Escono i primi volumi dell'opera omnia dello scrittore. Di scena, gli appunti privati

da Londra

Insopportabilmente snob, con il complesso di non essere alto un metro e novanta e di non essere un duca, scriveva di lui Cecil Beaton, Evelyn Waugh in realtà poteva essere molte cose insieme, e nella sua vita coltivò lunghe e affettuose amicizie, con Diana e Duff Cooper, Nancy Mitford, Graham Greene, John Betjeman fra tanti. Era snob ma selettivo, poteva essere odioso, arrogante e crudele, ma anche generoso, e sempre impietosamente consapevole della propria natura. Come oggi piú che mai emerge dal suo canone letterario integrato da un ampio ventaglio di inediti, che a cinquant'anni dalla scomparsa dello scrittore viene riproposto al completo dalla Oxford University Press, a cura del nipote Alexander Waugh e di diversi studiosi della sua prosa.

Un'edizione storica dell'opera e della vita di Waugh (1903-1966), organizzata in 43 volumi, con note e commenti che escludono deliberatamente le interpretazioni critiche, informa il nipote, rivolta al grande pubblico di oggi e agli studiosi, dedicata al futuro della prosa inglese. Il progetto ha debuttato nel 2009 dopo quarant'anni di ricerche, e soltanto negli ultimi mesi in occasione del cinquantenario sono giunti libreria i primi quattro volumi, in un ordine che sembra casuale. Il volume XVI, Rossetti, His life and Works, a cura di Michael Brennan, una biografia polemica contro i biografi del tempo e il primo libro pubblicato da Waugh nel 1926; il Volume II, Corpi Vili (1930) suo secondo romanzo, a cura di Martin Stannard e il Volume XIX, A Little Learning, suo ultimo libro e la sua autobiografia fino all'età di 22 anni data alle stampe nel 1964, nelle cui pagine poco note troviamo tutto lo stile pungente dell'autore.

Ma sono gli «scritti precoci», gli schizzi infantili, i diari e le lettere raccolti nel volume XXX, Personal Writings 1903-1921: Precocious Waugh (Oxford University Press, pagg. 410, Sterline 65; a cura di Alexander Waugh) il primo dei dodici volumi di «Scritti personali» previsti nell'edizione The Complete works by Evelyn Waugh a darci un ritratto inedito del giovane Waugh, dalla prima infanzia fino a quando lasciò il Collegio di Lancing nel 1921 per studiare Storia moderna all'università di Oxford. I tratti più incisivi e quelli meno amabili della sua personalità sono evidenti fin da piccolo, disegni e caricature illustrano con vigore i primi scritti sgrammaticati del diario, ma il suo senso estetico è già così sviluppato da criticarsi spontaneamente per aver scritto «una frase mediocre». La scrittura sciatta fu sempre per lui inaccettabile.

Sono pagine che raccontano meglio della pletora di romanzi sulle public school inglesi la vita del collegio giorno per giorno, i comportamenti e le gerarchie, il ruolo dello sport, I compagni, in un'istituzione esclusivamente inglese. Dalle pagine del 1912-14, a dieci dodici anni Waugh emerge già pieno di vita, energico, curioso, sicuro di sé, pronto a difendere ciò che considera giusto e a contrastare coi pugni o con l'ironia cattiva ciò che percepisce scorretto. Abbiamo già il materiale che rielaborerà nei auoi romanzi da Una manciata di polvere a Ritorno a Brideshead. Ma il suo occhio acuto non cessa mai di vedersi e criticarsi anche se molti anni dopo considererà questi diari «ingenui, triti e pretenziosi come tutti i diari dell'adolescenza».

Rileggendoli negli ultimi anni mentre scriveva la sua autobiografia, concludeva, come cita ora Alexander Waugh nell'introduzione, con un verdetto lucido e spietato: «Se quello che ho scritto di me stesso è vero, ero freddo e senza cuore, arrogante, insensibile, presuntuoso, una canaglia. Mi piacerebbe credere che in questo diario privato dissimulassi una natura più generosa, che conoscessi l'assurdità di considerare le prove, pagina dopo pagina, della mia malevolenza di fondo». Il successo dei suoi primi romanzi non placò mai un'infelicità che per gli studiosi è alla base della sua conversione al cattolicesimo. Lettere e diari furono sempre importanti per Evelyn, un modo di vivere.

La prima corrispondenza in questo volume è scritta a quattro anni, a matita in stampatello su una cartolina al fratello Alec con cui avrà sempre un rapporto difficile come col padre, editore severo. Comincia a scrivere il diario nel 1911 a sette anni, con rare interruzioni lo manterrà fino all'anno prima di morire, il giorno di Pasqua del 1966.

In collegio, parlando con un fedele compagno «della futilità della maggior parte della gente», discuteva «l'arte del cinismo», che il giovane Waugh considerava un tratto moderno e seducente, fino a fondare a 12 anni con altri compagni la rivista The Cynic, a 16 anni applaude una conferenza «illuminante e alquanto cinica», e l'anno successivo elogia la storia del XVIII secolo perché «così salutarmente cinica».

Scrivere il suo diario con cinismo gli dava evidente piacere. Non a caso si identificava con Samuel Butler sul quale annotava nel 1919: «tendiamo a credere che i cinici abbiano una vita difficile e bisbetica, senza piaceri, ma Samuel Butler deve essersi divertito, non era amato dai suoi contemporanei che lo disdegnavano e lui li disprezzava cordialmente, in questo sta il suo fascino per noi». Come Samuel Butler, mordace e ironico Evelyn sapeva sempre vedersi nel profondo, ed era questo distacco butleriano dal mondo esterno e da se stesso, che gli faceva alzare con veemenza la penna contro le emozioni eccessive, «i vecchi con le loro visioni, i giovani con i loro sogni». Precoce Waugh, già tutto in nuce.

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