Il governo spende 300mila euro ​e insegna la finanza ai migranti

Il governo spende 300mila euro ​e insegna la finanza ai migranti
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
30 Gennaio Gen 2018 30 gennaio 2018

Approvata in Senato la strategia nazionale per l'educazione finanziaria rivolta a donne, anziani e migranti

Migranti e richiedenti asilo a scuola di finanza sotto l'elgida di Senato e Bankitalia. Lo scorso 11 gennaio il governo ha presentato a Palazzo Madama una proposta che vuole essere una vera e propria "strategia nazionale per l'educazione finanziaria e previdenziale". In sostanza un piano per insegnare a rapportarsi con banche e assicurazioni.

La "strategia", però, dovrebbe essere destinata anche "gruppi vulnerabili quali donne, anziani e migranti". Esatto: pure gli immigrati. L'idea è nata nell'ambito del Comitato per l'educazione finanziaria, che - se la proposta verrà accettata - dovrà stipulare con "organismi associativi, ordini professionali e altri enti o istituzioni" degli accordi di collaborazione così da creare "una rete capillare in grado di raggiungere specifici segmenti di popolazione".

Tra gli specifici segmenti della popolazione non ci sono soltanto i pensionati, gli anziani o i truffati dalle banche (come quelli che si sono trovati di fronte qualcuno che gli ha promesso investimenti sicuri per poi scoprire di aver perso tutti i propri risparmi). Ma anche i migranti. "L' obiettivo - si legge nel documento riportato dalla Verità - raggiungere un ampio numero di persone e gruppi svantaggiati, quali i migranti. Il comitato promuoverà l'integrazione dell' educazione finanziaria nelle unità didattiche dei Cpia, ovvero i centri provinciali". Il costo? 300mila euro, scrive La Verità: "Una volta definite le linee guida - spiega il quotidiano - spetterà agli organismi intermedi educare gli immigrati appena sbarcati in Italia, insegnare l' utilizzo di strumenti digitali per accedere ai conti correnti e definire le basi del linguaggio finanziario"

Secondo l'Arci, "l’inclusione economico-finanziaria è assunta a pieno titolo come uno dei fattori che riduce la vulnerabilità di coloro che a causa del processo migratorio non hanno più accesso ad una rete di supporto familiare, ne promuove integrazione economica e quindi sociale, ne favorire la mobilità all’interno dell’Europa. Accedere ai servizi bancari facilita l’accesso ad opportunità per la gestione del risparmio, al credito, al trasferimento di fondi e rimesse".

Non è un caso se anche l'Arci e la Banca Etica tra il 2015 e il 2016 hanno sperimentato bancomat dedicati ai richiedenti asilo. Un esercito di oltre 150mila ingressi ogni anno. Che oggi per le banche sono solo migranti e domani potrebberi diventare clienti.

Tags

Commenti

Commenta anche tu