Tute da Spiderman e computer Saremo così (fra pochi anni)

Tute da Spiderman e computer Saremo così (fra pochi anni)
6 Febbraio Feb 2018 18 giorni fa

In un saggio, tredici scienziati raccontano come vivremo: pochi robot, tanto internet, molto controllo...

Come sarà la nostra vita tra dieci, venti, trent'anni? Immaginare il futuro non è mai stato facile: una volta era appannaggio degli scrittori, e alcuni come Verne e Asimov ci prendevano anche. Oggi che i letterati non capiscono niente di scienza, le visioni più interessanti vengono fuori dagli scienziati. Francesco De Filippo e Maria Frega lo hanno chiesto a tredici scienziati, da Edoardo Boncinelli a Roberto Battiston, da Umberto Guidoni a Roberto Cingolani, raccogliendo le interviste nel volume Prossimi umani (Giunti), e il futuro prossimo è pieno di belle novità, alcune fantastiche, altre inquietanti.

Entro il 2020 Google potrebbe per esempio mettere in commercio le self-driving car, ci vorrà tempo prima che si diffondano ma una cosa è certa: l'uomo del futuro potrà benissimo guardarsi un film su Netflix mentre la sua auto guida da Milano a Roma. Entro il 2021 saranno connessi a internet (gratis per tutti, sempre grazie a Google) 4,6 miliardi di persone, e di lì a poco potremmo scaricare su un computer i contenuti del nostro cervello (ma non succede già con Facebook? Il problema sono i cervelli). Nel 2065 gorilla, orsi polari, lupi, rinoceronti, tigri e panda saranno estinti (pace, è la natura), ma la cosa più preoccupante è che la popolazione mondiale da qui a cinquant'anni sarà di 11 miliardi, e già facciamo fatica adesso.

Grandi progressi per le nanotecnologie, soprattutto per la salute: minuscole macchine intelligenti formate da appena qualche milione di atomi potranno per esempio portare medicinali (come chemioterapici) direttamente nelle cellule malate, distinguendole da quelle sane. Piuttosto dimenticatevi i robot con sembianze umane, concetto superato, molto anni Ottanta: la tecnologia sarà tutta sugli schermi, sempre più integrati, non solo nelle nostre mani ma anche nei nostri cervelli e pupille. Tutto di noi sarà monitorato e immagazzinato, come d'altra parte avviene già adesso, ma non dallo Stato, come immaginava George Orwell o tanti autori di distopie: da società private, le technocorporation. Già adesso Amazon Web Services offre servizi di cloud per archiviare i dati non solo a noi cittadini ma perfino a enti governativi: ne fanno uso la Nasa, il Dipartimento di Stato americano, il ministero della Giustizia britannico e perfino la Corte dei conti italiana.

Una fonte di ispirazione per la scienza è sempre la natura, semplicemente perché una soluzione tecnologica in natura ha avuto centinaia di milioni di anni per perfezionarsi grazie al processo della selezione naturale, e dunque un settore in grande espansione è la biomimetica. Sono già state realizzate delle tute che permettono ai soldati di arrampicarsi sui palazzi, proprio come Spiderman. Anzi, come Geco boy dei PJ Masks: i gechi, infatti, non aderiscono ai muri per mezzo di ventose, come credono tutti, ma usando la fisica quantistica, ossia le proprietà dei singoli atomi nella micropeluria presente sulle dita.

Come energia domestica useremo presto gli scarti vegetali (proprio come accade in Ritorno al futuro parte II), ma sarà bene dimenticarsi la fusione nucleare: pur riuscendo a fondere l'atomo, sarà difficile trovare un contenitore in grado di non vaporizzarsi alla temperatura possibile al centro del Sole, di dieci milioni di gradi.

Si allontana, nonostante le parole di Donald Trump, il sogno di andare su Marte in tempi brevi (non abbiamo ancora iniziato a lavorarci, e ci vorranno almeno vent'anni da quando partiamo con il progetto), sebbene Marte lo abbiamo riempito di robot (in fondo che ci andiamo a fare?). Più interessanti i pianeti extrasolari, molti dei quali potrebbero essere simili alla Terra, come per esempio quelli presenti nel sistema Trappist-1, appena a 39 anni luce di distanza. Peccato che per raggiungerli ci vogliano centinaia di migliaia di anni. L'astrofisica Patrizia Caraveo parla invece del progetto più realistico del miliardario russo Yuri Milner: mandare delle nano-sonde a Proxima Centauri, potrebbero viaggiare al 20 per cento della velocità della luce e arrivare a Alpha Centauri in venti anni. Sponsorizzano il progetto due nomi non da poco: Stephen Hawking e Mark Zuckerberg, che probabilmente vuole portare Facebook anche agli extraterrestri.

Anche le neuroscienze fanno passi da gigante, mettendo psicanalisi, psicologia e perfino la filosofia in soffitta: le ricerche degli ultimi vent'anni hanno reso il libero arbitrio, per dirne uno, un concetto ormai vecchio e senza nessun riscontro reale. Per non parlare dell'anima. Ma proprio sul cervello siamo indietro rispetto agli altri campi. Una buona notizia medica è infatti quella che saremo molto presto in grado di ricreare organi vitali. Nei prossimi dieci anni potremo rigenerare cuore, fegato, reni, pancreas, praticamente tutto. Ma non il cervello, perché non abbiamo ancora idea dell'origine delle malattie neurodegenerative. Nasciamo con un centinaio di miliardi di neuroni, ma perdiamo subito dopo la nascita la capacità di rigenerarli. Come se non bastasse, ogni giorno ne perdiamo ottantamila. Già oggi, che la vita si è allungata, in Europa e negli Stati Uniti una persona su tre soffre di Alzheimer.

«Immaginiamo di rigenerare tutti gli organi» dice Mauro Giacca, il direttore del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie, «avremo una società in cui i due terzi saranno persone fisicamente perfette, sanissime ma dal punto di vista cerebrale saranno dei dementi, dei decerebrati». In realtà a me non sembra una prospettiva così terribile: considerando l'incremento di quelli che sono dementi già a trent'anni perché non aprono mai un libro né un giornale, ci saranno molte più prospettive di scambi di idee generazionali tra imbecilli giovani e vecchi rimbecilliti.

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