Un fumetto racconta la fine tragica di Norma Cossetto

Un fumetto racconta la fine tragica di Norma Cossetto
6 Febbraio Feb 2018 06 febbraio 2018

Le tavole di "Foiba rossa" trasformano in immagini il dramma degli istriani

Norma Cossetto è un simbolo dell'italianità contro la cieca violenza dei partigiani di Tito in Istria, come Anna Frank per la tragedia dell'Olocausto. La differenza con l'eroina ebraica è quanto sia stato volutamente dimenticato il sacrificio di Norma, almeno per mezzo secolo, come tutto il calvario delle foibe e degli esuli istriani, fiumani e dalmati costretti a lasciare le loro terre. Un capitolo di storia nazionale politicamente scorretto e a lungo sepolto o negato. Solo nel 2005 il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha concesso a Norma, l'eroina istriana, la medaglia d'oro al merito civile. La motivazione non lascia dubbi: «Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. Villa Surani 5 ottobre 1943».

Il Giornale, 75 anni dopo la sua tragica morte, dedica a Norma un racconto illustrato allegato in edicola da mercoledì in occasione del 10 febbraio, giorno del ricordo dell'esodo e delle foibe. Qualcuno potrebbe arricciare il naso di fronte ad un fumetto, che ripercorre una storia così terribile, ma proprio il tratto del disegnatore Beniamino Delvecchio ci riporta Norma, che conosciamo solo per una foto in bianco e nero sbiadita dal tempo, com'era allora nella sua Istria. Foiba rossa - Norma Cossetto storia di un'italiana inizia con un sogno: l'eroina istriana che si laurea a Padova, l'università che aveva veramente frequentato. E che purtroppo le concesse solo la laurea ad honorem nel 1949 in ricordo del suo sacrificio. La tesi che Norma non riuscì mai a presentare si intitolava Istria rossa dal colore della sua terra. Il rosso significa anche la passione per l'Istria della giovane studentessa ed è il colore del sangue che ha versato assieme ad altre migliaia di infoibati.

Norma nasce a Visinada, oggi in Croazia, nel 1920 in una famiglia italiana di proprietari terrieri. Il padre diventerà podestà con il fascismo e poi ufficiale della milizia. Norma al massimo partecipava a gare sportive con il Gruppo universitari fascisti come nello stesso periodo aveva fatto Margherita Hack e altre icone della sinistra nel dopoguerra.

Nel maggio 1943 torna a casa per preparare la tesi ed insegnare, ma si sta avvicinando l'8 settembre e lo sfaldamento dell'esercito italiano. Nel fumetto Tito, il capo dei partigiani comunisti jugoslavi, viene abilmente disegnato nella sua grotta rifugio in Bosnia mentre prepara i piani di battaglia per assoggettare l'Istria, a maggioranza italiana, «a qualsiasi prezzo».

Dopo l'armistizio i partigiani prendono il controllo dell'entroterra istriano seminando terrore per un mese. A Visinada finisce nel mirino la famiglia Cossetto. Nel fumetto Norma torna trafelata a casa devastata dai miliziani di Tito. «Cercavano papà e si sono portati via tutto» spiega la sorella Licia in lacrime. Giuseppe Cossetto è in servizio a Trieste ed i partigiani arrestano Norma per costringerla ad aderire alla causa. Nel racconto illustrato l'eroina istriana risponde: «Non sarò mai comunista né jugoslava». A 23 anni il suo destino è segnato come quello del padre che viene ucciso in un'imboscata mentre cerca la figlia.

La fine di Norma è ben più terribile violentata a turno da 17 aguzzini con la stella rossa e poi scaraventata assieme ad altri prigionieri nella foiba di Villa Surani nella notte fra il 4 e 5 ottobre 1943. Per la drammatica illustrazione di Norma legata ad un tavolo e seviziata, Emanuele Merlino vicepresidente del Comitato 10 febbraio, autore della sceneggiatura, ha preso spunto da una testimonianza drammatica alla sorella Licia quando venne recuperato il corpo. «Una signora si è avvicinata e mi ha detto: Non le dico il mio nome, ma quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola (trasformata in centro di prigionia dei partigiani nda) ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei - ha raccontato la testimone - Alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura».

Oggi alle 17.30 alla Camera dei deputati il fumetto Foiba rossa, che dovrebbe venire distribuito nelle scuole, sarà presentato in anteprima per non dimenticare. Antonio Ballarin, presidente della Federazione degli esuli scrive nella postfazione che «un popolo senza memoria è un albero senza radici: non ha speranza».

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