Così ho perso la testa per Pomigliano

Così ho perso la testa per Pomigliano
7 Febbraio Feb 2018 16 giorni fa

Sarà festa comunque. Sia che la facciano a me, sia che io la faccia a Di Maio

Iniziare la campagna elettorale a Pomigliano d'Arco con una accoglienza così straordinaria di amici, amministratori e autorità, iniziando a visitare il cimitero dove è sepolto Vittorio Imbriani e continuando a vedere il capolavoro di Teodoro d'Enrico, una Immacolata concezione nell'oratorio di San Felice, non sarebbe stato così entusiasmante senza un macabro avviso: un manifesto con la mia testa mozza, deformata da un intelligente illustratore, con l'augurio per le prossime festività: «Sgarbi a Pomigliano? Cercano altri agnelli sacrificali. Ma credono che è sempre Pasqua?». Sarà festa comunque. Sia che la facciano a me, come auspica il minaccioso avvertimento, sia che io la faccia a Di Maio. Difficile capire chi abbia avuto l'idea, ma è per me motivo di soddisfazione una così clamorosa accoglienza. Certamente con un bel regalo a Di Maio, che non sarà uno sfregio ma un modo per ritrovarlo nella storia con sua e comune sorpresa. E oltre all'omaggio iconografico che farò domani, voglio ancora ricordargli Vittorio Imbriani, il grande scrittore che visse e amministrò a Pomigliano d'Arco: «La nostra nazione si è avvolta in un manto di impostura, di ipocrisia, di menzogna perpetua; non ha saputo trovare forma per la sua libertà e non vuole persuadersi che prima cosa per un popolo è la moralità. Il benessere materiale corrompe, stempera. La vera preghiera, la preghiera salutare, vuole essere esame di coscienza, analisi severa dei moti del cuore, scrutinio dei sentimenti e dei pensamenti più reposti per avezzarci a smettere con noi medesimi le menzogne, le dissimulazioni e le reticenze».

Commenti

Commenta anche tu