Le informazioni? Valgono una fortuna sono il petrolio dell'era di internet

Le informazioni? Valgono una fortuna sono il petrolio dell'era di internet
7 Febbraio Feb 2018 17 giorni fa

Ma perché i dati personali dei loro clienti sono sempre più importanti per le aziende (e perché dunque bisogna stare sempre più attenti a difendersi da eventuali abusi)? Per spiegarlo, con un paragone ormai diventato abituale, le informazioni sono state definite il petrolio dell'era Internet. Così come nel Novecento l'oro nero era la materia prima in grado di fare da motore della crescita, così oggi i dati sono il combustibile indispensabile per il successo delle aziende. Le tracce digitali che ognuno di noi lascia rappresentano ormai una scia ininterrotta; e accanto ai dati si è moltiplicata anche la capacità della loro analisi ed elaborazione. Quanto ai dati, secondo la società di ricerca, nel 2020 se ne produrranno 50 zettabytes (per capire la grandezza basta pensare che si scrive come un 50 seguito da 21 zeri). Quanto invece alla capacità di elaborazione il Wall Street Journal ha scritto che nel solo 2016 Amazon, Google e Microsoft insieme hanno investito 32miliardi di dollari in capacità di calcolo.

Analizzando migliaia di bytes, un colosso come Amazon è in grado di anticipare i gusti dei suoi clienti proponendo possibilità di acquisto studiate ad hoc. Ma non solo: studiando rallentamenti e frenate di cui è rimasta traccia nella memoria elettronica della auto, una società Usa ha realizzato una mappa dettagliatissima delle strade con l'indicazione del livello di qualità dell'asfalto (minor qualità uguale più sobbalzi e frenate). In un'occasione Google, analizzando le ricerche sul suo motore di ricerca, realizzò una mappa di un'epidemia influenzale in corso negli Usa con una precisione maggiore di quella a disposizione del Sistema sanitario nazionale. L'ambito in cui è più facile capire la rilevanza dei dati è quello pubblicitario. Le società usano una varietà di strumenti (tra cui i famosi cookies) per raccogliere dati sulle abitudini di navigazione e gli interessi di ogni singolo navigatore in modo da «offrirlo» a questo o quell'inserzionista. È la cosiddetta pubblicità comportamentale.

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