Relazione su uranio impoverito, Stato Maggiore: "Accuse inaccettabili"

Relazione su uranio impoverito, Stato Maggiore: Accuse inaccettabili
7 Febbraio Feb 2018 07 febbraio 2018

La Quarta Commissione parlamentare istituita per indagare sull'utilizzo dell'uranio impoverito in zone di guerra ha stilato la sua relazione finale

La Quarta Commissione parlamentare istituita per indagare sull'utilizzo dell'uranio impoverito in zone di guerra ha stilato la sua relazione finale che è stata approvata con 10 voti favorevoli e due contrari. Le "reiterate sentenze della magistratura ordinaria e amministrativa", si legge nel testo della relazione conclusiva, hanno "costantemente affermato l'esistenza, sul piano giuridico, di un nesso di causalità tra l'accertata esposizione all'uranio impoverito e le patologie denunciate dai militari o, per essi, dai loro superstiti. Per l'uranio è stato altresì riconosciuto sul piano scientifico, con la Tabella delle malattie professionali Inail approvata nel 2008, il nesso causale per la nefropatia tubolare".

Ma le conclusioni a cui è giunta la Commissione sono state rispedite al mittente dallo Stato Maggiore che in una nota spiega: "Le forze armate respingono con fermezza le inaccettabili accuse. Le Forze Armate italiane mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito. Tale verità è emersa ed è stata confermata anche dalle commissioni tecnico-scientifiche ingaggiate dalle quattro Commissioni parlamentari che, dal 2005 ad oggi, hanno indagato su tale aspetto" con "centinaia di ispezioni in siti militari, in aree addestrative e poligoni". E su questo tema è intervenuto anche il professor Giorgio Trenta: "Non ho mai detto che è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati. Le mie affermazioni sono state travisate". "Il presidente della Commissione - ha spiegato Trenta - cita una perizia in cui affermavo che l'uranio al massimo poteva essere il mandante, non l'esecutore materiale. Io parlavo di un militare che lavorava in un campo di atterraggio e decollo degli aeroplani che portavano le bombe all'uranio depleto in Kosovo che aveva una pista in terra battuta. Quindi quando gli aeroplani atterravano facevano un polverone, e questo faceva sì che inalasse microparticelle ma non di uranio, ma del materiale che stava nella pista".

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